[46]. Jani Nicii Erythraei, Pinacotheca imaginum, Coloniae 1642, tom. 1.º p. 41.

[47]. Franc. Fiorentino, Bernardino Telesio, Firenze 1872-74.

[48]. Jo. Pauli Galterii, Praxis tutelaris, Neap. 1601 (ediz. dedicata a D. Lelio Orsini), e poi Neap. 1621; Practica criminalis instrumentaria, Neap. 1619.

[49]. Ved. nell'Arch. di Stato la Numerazione de' fuochi di Acquaformosa per l'anno 1595 (vol. 1156 della collezione). Al fol. 2 vi si legge: «Se possede lo pr.to Casale de acqua for.sa per lo Civile tantum per lo Rev.mo Fantino petregnano arcevescovo di Cosenza, et per lo m.co Mutio Campolongo se possede la Jurisditione delle Cause criminale et mixte». — Ved. inoltre i Reg.i Partium vol. 1139 fol. 12, let. del 14 8bre 1589, in cui si parla del suo feudo e del suo bestiame; e vol. 1490 fol. 5, let. del 19 gen.º 1598, in cui si parla della sua cittadinanza di Altomonte e dimora in Cosenza, onde non deve pagare la gabella della macina, mentre ha pagato gli adoni feudali; infine i Reg.i Curiae vol. 54 fol. 29, lett. del 31 marzo 1603. Quest'ultima è una risposta Vicereale a D. Lelio Orsini (un altro amico acquistatosi in sèguito dal Campanella), il quale era allora Preside della Provincia di Calabria Citra e Commissario di campagna contro i fuorusciti; e gioverà riportarla. «Philippus etc. Don lelio orsino per una vostra deli cinque di novembre havemo visto quello ci servite (sic) intorno alli eccessi commessi per Mutio Campolongo Capitanio de Cavalli della nova melitia, che havendo il Capitanio di Altomonte carcerato un barbiero, il detto Mutio li mandò a dire che l'excarcerasse, il che recusatosi detto Capitanio, il detto Mutio dentro la casa della Corte li disse molte parole ingiuriose minacciandolo, et cossì anco nella strata publica, et di poi poco distante da detta terra venendo detto Capitanio a cavallo, uno schiavo del predetto Mutio se li fe avante dicendoli per che non haveva liberato lo barbiero poichè il suo padrone ci l'havea pregato, et rispostosi per detto Capitanio che non era tempo, il detto schiavo con un bastone li donò molte bastonate, et de più havendo detto Capitanio preso carcerato un albanese del Casale d'Acqua formosa nel quale detto Mutio tiene la iurisdittione criminale, si chiamò l'alguzino che lo portava carcerato, et li disse che lo lassasse, et che non pigliasse più carcerati li soi vassalli che haveria crepato de mazze etiam lo predetto Capitanio, del che vi ha parso darcene aviso con tutto lo de più per quella andate significando, et ci supponete ad ordinare di possere conoscere la detta causa, Al che rispondendo vi dicimo che ci ne contentamo, et vi ordinamo che debiate procedere contra lo predetto Mutio Campolongo a quanto serà di giustitia in virtù della vostra Commessione che da noi tenete, però non procederete ad atto inretractabile nè ad exequtione di sententia contra di esso senza prima farne parte a noi, et farci destinta relatione di quanto passa, acciò vistosi il tutto possiamo ordinare quello si haverà da exequire, et questo è quanto ci occorre intorno a detta vostra. dat. Neap. die ultima mensis Martii 1603. D. Franc.º de Castro». — Non risulta che tale ordine avesse avuto effetto: ecco un'altra lettera Vicereale diretta nell'anno seguente a Giulio Palermo successore di D. Lelio Orsini, quale si legge del pari ne' Registri Curiae, vol. 55, an. 1604, fol. 97. «A nostra notitia è pervenuto che mutio campolongo patrone del criminale della terra de acqua formosa habbia usato molto insulentie (sic) in persona di don domitio laudato preite de Cassano, et desiderando noi saperne la verità di come è passato detto negotio ci ha parso commetterlo a voi... etc. 18 febbr. 1604. El conde (int. El conde de Benavente)».

[50]. Capialbi, op. cit. pag. 56 nota, e pag. 65. — «Gio. Francesco Branca nacque in Castrovillari circa il 1557 da Bernardino nativo di Citraro, e Covella di Rario, dottorato in filosofia e medicina ritornò in patria e sposò Alessandra Dionisio di Castrovillari. Ebbe tre figlie e diè in dote a ciascuna ducati 3,000 somma a que' tempi non indifferente: la sua primogenita, Vittoria, sposò nel 7 maggio 1598 il dottore in legge Tiberio Poù napoletano. Morì il 24 agosto 1621, avendo lasciato in testamento a' frati conventuali del suo paese la biblioteca e i suoi manoscritti che andarono smarriti per l'espulsione de' frati nel principio di questo secolo».

[51]. Ved. Numerazione de' fuochi di Rogiano (vol. 1345 della collezione). Nell'anno 1562 si legge: «n.º 222 Loyse de Rogliano a. 27, Marcella uxor a. 22; Dom. f.º a. 2. [In nova Plinius f.º n.º 99, et Ferdinandus alius f.º n.º 308». — Nell'anno 1596 si legge: «n.º 99. Plinius Roglianus Artis medicae doctor q.m Aloysii a. 30; Antonia uxor a. 20; Fulvia filia a. 2.; Cesar a. 20, Diana a. 18 famuli. — n.º 308. Ferdinandus de Rogliano q.m Aloysii a. 25» (senz'altro). — Nell'anno 1641 tra' nomi de «Fuochi estinti» si legge: «n.º 36 Prinio Rogliano, in vet. n.º 99. — n.º 101. Ferdinando Rogliano, in vet. n.º 308». — Si avverte inoltre che nella numerazione del 1596 trovasi pure un Platone Rogliano, un Partenio Rogliano etc. E si aggiunge infine che nella Numerazione de' fuochi di Altomonte (vol. 1145 della collezione) trovasi per la discussione degli aggravii citato come testimone due volte, a cart. 115 e 117 «Plinio Rogliano A.M.D.» rilevandosi che fu contumace; donde desumiamo che egli doveva avere possessioni in Altomonte.

[52]. P.e Fiore, Calabria illustrata, Nap. 1691, tom. 2.º pag. 394.

[53]. Ved. Doc. 278, pag. 199.

[54]. Ern. Salom. Cyprianus, Vita Campanellae, 2.a Ed. Traiecti ad Rhenum 1741, p. 4.

[55]. D'Ancona, op. cit. pag. 48 e seguenti.