[56]. Per le testimonianze processuali citate qui sopra ved. Doc. 328 e 329, pag. 281 e 282. Avvertiamo che alle ultime circostanze suddette non si può aggiustar fede facilmente: a chiunque avesse dato motivo di far parlare gravemente di sè, in materia di fede, soleva affibbiarsi una mala fine, semprechè egli era lontano e la vera fine non si poteva conoscere.

[57]. Il brano dell'Atheismus triumphatus, rilevato dal Berti nell'ediz. di Roma 1630 pag. 150, sarebbe il seguente: «Hanc scientiam.... (int. la Magia) multi a Daemone ex parte docentur: quod mihi jam non est dubium, postquam Astrologum supradictum hanc quoque scientiam, et alias docere promisit artes, simulans sese Angelum esse. At ego increpavi Astrologum, cum mihi dolosa ejus verba retulisset, et dissolutum est commercium, ac deceptionem sui nuncius agnoscens recessit a visionibus, et suggestione sola moraliter deceptus necem obiit violentam». Ma questo brano, come si vede, richiama un altro brano precedente, che dovrebb'essere quello della pag. 113, il quale dice così: «Ipse magno arsi desiderio experiundae hujus veritatis (int. l'apparizione de' Demonii), quod tandem non sine Dei providentia, ex meo (sic) malo operante mihi bonum assecutus sum. Scio Astrologicum virum moderatum, qui ex constellatione in genesi cujusdam juvenis idiotae argumentatus est illi apparituros intellectus abstractos, licet incerta argumentatione; tunc avidus experiundi instruxit juvenem quomodo esset rogaturus Angelos Lunae, et Stellis praesidentes, quos philosophi, vel solos non negant Peripatetici, qui negant Daemones et Angeles alios omnes. Disposuitque confectis orationibus cerimoniisque. Tunc juvenis coepit mirifica videre, et responsa accepit Astrologus per illum de rebus gravissimis, et qui apparebat ei Spiritus simulabat se esse Angelum, et aliquando esse lunam, aliquando Solem, aliquando Deum. Sub his enim et aliis formis apparebat inter somnum et vigiliam. Veritates plurimas annunciabat. Multique apparuerunt, sed paulatim ad magis falsa pertrahere conati sunt idiotam adolescentem...» (qui enumera una serie di falsi principii annunciati dagli Spiriti).. «Tandem amicus signa petit, sicut Gedeon per juvenem. Pollicitus est qui apparebat: sed exinde dolis usus est incredibilibus, quò curiosum virum Astrologum dubitantem, et meliora consulentem, ab illo misero juvene separaret. Quem deinde separatum, ut libuit, deceperunt, et ad violentam necem pertraxerunt. Tunc alium virum praestolantem promissa ante casum juvenis aerumnae atrocissimae ad majorem experientiam tennerunt diu, donec propriis visionibus agnovit quae vix unquam intellexisset». Dobbiamo ancora fare avvertire che quest'ultimo brano offre qualche variante nell'ediz. di Parigi 1636, leggendovisi a pag. 161: «Ipse magno arsi desiderio experiundae hujus veritatis... (come sopra) quod... ex eo male operante mihi bonum assecutus sum. Astrologus ingenuae probitatis, Astrologica superstitione Haly Abenragel curiose provocatus, nondum expertus doctrinam sanctorum quod in omnibus vanis observationibus sese ingerit Daemon: ex genesi cujusdam juvenis idiotae argumentatus illi apparituros intellectus abstractos, quamvis id nec ipse crederet, experiundi gratia quod Plinius et Aristoteles contra dogma Christianum falsum esse docent: instruxit juvenem quomodo invocaret Angelos siderum, quos Peripatetici solum extare concedunt: ad nos autem non descendere. Tunc juvenis coepit mirifica videre.... etc. (il resto come sopra, aggiuntovi dopo la parola «intellexisset» quamvis viri sancti et philosophi multi haec asserant). — Evidentemente tra un brano e l'altro c'è un garbuglio circa la persona dell'astrologo, che una volta rappresenta la parte di colui il quale avea le visioni del demonio camuffato da angelo, con la promessa che gli avrebbe insegnata la magia etc.; ed un'altra volta rappresenta la parte di colui il quale sorvegliava e criticava le rivelazioni dell'angelo e lo scovriva demonio. Sembra che al Berti sia caduto sott'occhio unicamente il brano riportato sopra in primo luogo. Ad ogni modo da esso non risulta quanto il Berti dice, che cioè al Campanella «avanti che entrasse in carcere, un astrologo, il quale fingevasi angelo, promise insegnargli la magia per parte di Dio: ma essendosi ben presto accorto dell'inganno, ruppe bruscamente ogni pratica, tanto che l'astrologo vedendosi a tal modo deluso, si tolse violentemente la vita» (Nuova Antologia, luglio 1878 pag. 207). Al Campanella non toccò altro qui, che riprovare le ingannevoli promesse fatte dal demonio all'astrologo, aprire gli occhi a costui, il quale ruppe il commercio col demonio e poi finì per morte violenta. Ma le Lettere del Campanella già pubblicate dal Centofanti (Archivio Storico an. 1866, pag. 30-34, e 66) danno molta luce su questo fatto, e mostrano fuori ogni dubbio che esso accadde appunto nel carcere, durante il luglio o agosto 1603; sicchè avremo naturalmente ad occuparcene a suo luogo.

[58]. Berti, Lettere inedite di T. Campanella e Catalogo dei suoi scritti, Roma 1878, pag. 71 in nota.

[59]. Deposizioni di fra Giuseppe Bitonto e fra Francesco Merlino; ved. Doc. 297 e 352, pag. 232 e 332.

[60]. Meno esattamente il D'Ancona (op. cit. pag. 78) con la scorta forse del Fontana lo disse eletto il 1589. Quétif ed Echard (Scriptores ordinis Praedicatorum, Lutet. Paris. 1721, t. 2, pag. 292) lo dicono veramente Commissario gen.le dell'Inquisizione nel 1588, e nello stesso anno Generale dell'Ordine. Nell'iscrizione funeraria, che è del 1600, leggesi «assumptionis suae anno XII a die XX maii». Questa iscrizione si trova nella Cappella de' Brancacci in S. Domenico, sormontata dal ritratto del Beccaria, opera di Carlo Sellitto; un viso lungo, magro e pallido, con sorriso sforzato, fisonomia come quella che suol darsi a Mefistofele: avremo ancora a parlare di lui in relazione col Campanella.

[61]. Jani Nicii Erythraei, Pinacotheca imaginum, Coloniae 1642, tom. 1.º pag. 42.

[62]. Ved. Fiorentino, Bernardino Telesio, v. 2.º pag. 23.

[63]. Ved. nell'Arch. di Stato la così detta Scuola Salernitana, vol. 4.º fasc. 2.º (anno 1614), e vol. 188.º fasc. 4.º (anno 1601-1603). I cartoni, che quivi si conservano, riflettono una disputa in filosofia sostenuta da Gio. Bernardino Pasanisi di Manduria, una in medicina da Francesco Costa di Salerno, una in legge dal nobile Marcello Macedonio di Napoli: nella disputa in legge figura da preside il lettore pubblico delle Instituta Francesco Fenice alias Abate Aristotile, che soleva firmare con l'aggiunta di questo soprannome. Le proposizioni in filosofia sono non meno di 50, distinte sotto più rubriche: Ex metaphysica; Corporis naturalis principia; Caussae; Affectiones; Corpus simplex; Rerum generatio et corruptio; Corpus vivens; Instrumentum sciendi.

[64]. Ved. nell'Arch. di Stato la lettera del Cappellano maggiore D. Girolamo della Marra, per la nomina del lettore Baldassarre Paglia, in data del 31 agosto 1672.

[65]. Vedi la Descrizione di tutti i luoghi pii di Napoli, con l'importantissima Numerazione e' fuochi ed anime di Napoli e suoi borghi, fatta a 7bre 1591, ottobre 93, giugno 96, e 7bre 98, ms. che si conserva in copia nella Biblioteca di S. Martino. — La numerazione fu eseguita dall'autorità ecclesiastica, non essendovi per Napoli una numerazione di fuochi governativa: e possiamo assicurare, sapendolo da altre fonti, che l'originale di quel documento fu scritto da Notar Francesco di Napoli nel 1598, e diretto al Card.l Gesualdo ad occasione di una nuova circoscrizione parrocchiale che allora si fece. La popolazione di Napoli e borghi vi si trova notata in anime 225,769; quella de' Monisteri e Conservatorî in anime 7,365.