[66]. Ved. nell'Arch. Mediceo, scritture Strozziane, Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 222, la lett. del Nunzio al Sig. Statilio Paolini de' 5 giugno 1592. Vi si legge: «Io trovo qua un modo di vivere molto licentioso di quasi tutti i Regolari, che con molto scandalo et querela di questa città vanno giorno e notte soli et accompagnati dove lor piace, e tal'hora, quanto intendo, con armi proibite, nè solo in casa Donne sospette, ma alle pubbliche Commedie, sì che nel signor Vice Re et in questi Ministri Regii è venuto concetto che non si faccia eccesso notabile in questo Regno, che non c'intervenga o Preti o Frati. Ho pensato che sia bene darne notitia a N. S.re acciò S. S.ta possa commandare sopra il rimedio che gli par meglio, perchè se bene tengo il Breve contro à quelli che stessino alla strada (intend. datisi al brigantaggio), non di meno quanto alle cose soprascritte, che ho trovato per molti riscontri vere, et non ho lasciato occasione d'avertirne i loro superiori, non ho autorità alcuna, rispetto a' Privilegii di detti regolari».
[67]. Ved. per tutti i particolari del tumulto e ribellione de' frati principalmente i dispacci del Residente Veneto in Napoli, testimone oculare e non sospetto di partigianeria; essi furono già pubblicati dal Mutinelli, Storia arcana ed aneddotica d'Italia, Venez. 1855 tom. 2.º pag. 166 e seg.ti Ved. inoltre nel Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 208, la lett. del Card.l S. Giorgio al Nunzio del 6 giugno 1595. — Il Residente Veneto fu realmente testimone oculare, poichè il palazzo di Venezia aveva alle spalle il giardino del convento di S. Domenico, ed una terrazza di esso esistente in fondo al cortile dava facile passaggio a quel giardino. Come è noto agli amatori delle cose napoletane, il Palazzo di Venezia era quello che vedesi alla strada Trinità Maggiore (già strada del Seggio di Nido) un po' più in là del Palazzo del Principe della Rocca, dirimpetto all'imbocco della strada de' Pignatelli: era stato donato alla Serenis.ma dal Re Ladislao nel 1412, e fu specificatamente capitolato e restituito dopo le guerre d'Italia nella pace fatta a Bologna il 1529; si potrebbe tessere tutta la storia de' successivi mutamenti che vi furono introdotti con le notizie in gran numero che ne abbiamo incontrato nell'Archivio di Venezia. Oggi ancora vi si vede in fondo al cortile una terrazza, che all'epoca della quale trattiamo era guarnita di un portico a colonne e trovavasi ad un livello molto più basso, tanto che non una volta fu saltata da individui che scappavano innanzi a' birri e cercavano un asilo nel giardino de' frati: il portico fu poi guasto dalla cannonata dell'8bre 1647, durante l'insurrezione; avendo anche il popolo rotte le mura interne di questo Palazzo e degli altri contigui, per inoltrarsi da S. Domenico, dove si era barricato, verso il locale de' Gesuiti e il campanile di S. Chiara, dove aveano presa posizione gli spagnuoli.
[68]. Ved. Lett.e del Nunzio del 20 10bre 1602 e 3 7bre 1604.
[69]. Ved. Doc. 361, art. 48-49, pag. 354.
[70]. Ved. nell'Arch. di Stato i Registri Privilegiorum vol. 41 an. 1546-47 fol. 35.
[71]. Ved. il brano del Syntagma sopra riportato, a pag. 22. Per la deposizione che attestò avere il Campanella dimorato presso Mario del Tufo ved. il Doc. già citato, n.º 352, pag. 332.
[72]. Ved. i Registri Privilegiorum vol. 86, an. 1587-88, fol. 262.
[73]. Ved. Registri Privilegiorum vol. cit. fol.º 82; e Registri Sigillorum vol. 31, an. 1595, data 17 marzo.
[74]. Tutte queste notizie intorno a' detti Signori Del Tufo sono state rilevate dagli scrittori patrii in materia di nobiltà, segnatamente da Gio. Batt. Del Tufo, Cronologia dell'Ill.ma famiglia del Tufo, Nap. 1627. Vero è che questa Cronologia manca appunto di date; ma, come si è visto, le Scritture dell'Archivio di Stato ce le hanno fornite a sufficienza. Vogliamo intanto anche porre qui alcuni specchietti genealogici da noi compilati, per facilitare a' lettori la conoscenza dei Signori del Tufo e loro parenti co' quali il Campanella fu in comunicazione; tale conoscenza potrà forse aprire la via a qualche ulteriore ricerca.
A. — Giovanni del Tufo Sig.re di Lavello, 2.º genito di Giacomo e Mariella della Valle m. a Vincenza Capece-Latro.