[124]. Il D'Ancona (Op. cit. pag. 83) riporta un po' confusamente quest'ultimo tratto del Syntagma, che per altro non è punto chiaro: il tipografo poi gli fa anche dire Clavio per Clario, e Curzio Aldobrandini per Cinzio Aldobrandini.
[125]. Il Fiorentino ne ha parlato nel suo B. Telesio, Firenze 1872 t. 1.º pagina 356. Notiamo che al Codice è stato assegnato il titolo di Compendium Philosophiae etc., ma l'abbreviazione che vi si trova, e che abbiamo avuto cura di rilevare, autorizza a leggere tanto «Philosophiae» quanto «Physiologiae», e ciò che il Syntagma ne dice obbliga a leggere Compendium Physiologiae.
[126]. «De variis carminibus vulgaribus locuti sumus in vulgari poetica scripta anno 1596, oblataque Cynthio Card. Aldobrandino»; nell'Appendice alla Philosophiae rationalis pars 4.a Poeticorum, Paris. 1638, pag. 239.
[127]. Abbiamo stimato plausibile che quest'ultimo Discorso sia stato pure scritto nel 1595, perchè in alcuni appunti da noi presi nel Catalogo del Britisch-Musaeum in Londra troviamo che esso, tradotto in latino col titolo «De Belgio sub Hispanicam potestatem redigendo», fu stampato nel «Mylius, De rebus Hispanicis 1602» e poi anche nello «Speculum Consiliorum hispanicorum 1617»; ma non abbiamo avuto ancora modo di poter consultare questi due libri, e notiamo che il Berti, nel Catalogo delle opere del Campanella, lo pone tra gl'inediti.
[128]. Per ciò che trovasi asserto nell'Informazione ved. ediz. orig.le pag. 50. Sebbene il Campanella, così questa volta come anche peggio in sèguito, abbia parlato di Venezia e de' Veneziani con un certo odio, bisogna indubbiamente cercare il suo pensiero riposto soltanto nelle Poesie, dove potea parlare senza que' riguardi che tanto spesso l'obbligarono a mascherarsi. Si legga tutto il Sonetto a Venezia, che comincia con le parole «Nuova Arca di Noè» etc. (Doc. 515, pag. 580, e nell'ediz. D'Ancona p. 86); vi si rileverà ben altro che odio.
[129]. Francisci Clarii Foroliviensis, de humanitate ill.mi Principis Caroli Archiducis Austriae Serenissimi Oratio, Patav ap. Paul. Maietum 1585.
[130]. Dialoghi dello Ecc.mo Sig.r Gio. Battista Clario, dedicati all'ill.mo Sig.r Gio. Ulrico Libero Barone di Eggenperg, Venezia 1608, appr. Gio. Batt. Ciotti senese. Nella dedica il libro è detto «piccolo parto natomi mentre ancor molto giovinetto mi trovava in Roma», e il Barone d'Eggenperg è detto anche Consigliere segreto dell'Arciduca Ferdinando: da alcune poesie preliminari apparisce che la stampa del libro fu promossa da un Sig.r Marino Battitorre, Conte Palatino, Consigliere dell'Arciduca Ferdinando e Commissario alla Zecca di Stiria. Notiamo tutte queste circostanze, per intendere come mai il Campanella negli anni posteriori potè parlare anche dell'Arciduca Ferdinando quale sua antica conoscenza. I Dialoghi hanno per titoli: 1º della consolazione; 2º dell'avversità; 3º delle ingiurie; 4º della felicità dell'uomo; 5º della caccia; 6º della fortuna; 7º del freddo; 8º della pietra; 9º della trasmigrazione delle anime.
[131]. Vedi i Dialoghi citati, pag. 34.
[132]. Dial. cit. pag. 220. Non sarà inutile anche rammentare che nella fine del Dialogo 2º Panfilo dice di sentir gente alla finestrella della prigione e di credere che sia il gentilissimo Sig.r Riccherio; che in un altro Dialogo sta per interlocutore un Giulio, il quale poi si scopre essere Giulio Belli; che nell'ultimo Dialogo stanno per interlocutori un Lelio e un Sigismondo. Tutti questi nomi meritano di essere tenuti presenti, poichè un giorno potranno forse dare altra luce su questo periodo della storia del nostro filosofo. Giulio Belli dev'essere stato senza dubbio quel letterato nativo di Capo d'Istria, che fu segretario del Card.l Dietrichstein in Moravia, e che pubblicò l'«Hermes politicus sive de peregrinatoria prudentia, Francof. 1608» e più tardi la «Laurea austriaca, sive De bello germanico etc., Francof. 1627».
[133]. Ved. Doc. 296, pag. 230.