[174]. Ved. nell'Arch. di Napoli per le promozioni del Tancredi le Scritture della Cappellania Maggiore, Lettere Regie, vol. 1, fol. 5, 13, 18, 72. — Per la dignità di Conte Palatino, ved. Registri Privilegiorum vol. 129 (an. 1603-04) fol. 7. Questa dignità, a' tempi de' quali ci occupiamo, non dava che in vita il titolo, e in morte il dritto di portare sulla bara la spada, gli speroni d'oro, e un libro aperto. Era un modo di onorare la scienza ne' lettori, che ci apparisce superiore all'odierno aumento quinquennale di stipendio, condito da una croce di Commendatore che viene giù a caso o dietro le insistenze de' più procaci. Del resto anche per la dignità di Conte Palatino era necessario solamente avere insegnato 20 anni, e comunque fosse di obbligo un processo informativo che attestasse di aver fatto un lodevole insegnamento, i 20 anni rappresentavano la condizione essenziale; laonde era sempre riconosciuto il principio, che quanto più si è goduto lo stipendio, tanto più si ha dritto ad essere stimato, senza vedere chiesto mai alcun conto delle opere pubblicate. Difatti dopo che era stato già dichiarato Conte, il Tancredi pubblicò le due opere che di lui si conoscono: «De fame et siti libri tres, Venet. 1607» e «De Antiperistasi omnigena sive de naturae miraculis, Neap. 1621». La sua condizione di Barone della Podaria è notata sulle sue opere (Podariae regulus) ed attestata da' Cedolarii in data 11 febb.º e 6 marzo 1622. La condizione di medico del Nunzio è attestata dal Nunzio medesimo nel suo Carteggio; ved. filz. 235, lett. del 6 maggio 1605.

[175]. Ved. nell'Arch. di Urbino filz. 203, Napoli diversi, e nell'Arch. Mediceo filz. 4152, Lettere di Napoli di Particolari.

[176]. Per l'ufficio di Doganiero ved. nell'Arch. di Napoli Registri Curiae vol. 27 fol. 54. t.º; pel titolo di Duca, Registri Privilegiorum vol. 107 fol. 192; quivi le imprese militari di Fabrizio sono meglio specificate, anzichè negli scrittori di cose nobiliari come il De Lellis, Famiglie nobili della città di Napoli ms. della Bibl. nazionale (VI. F. 9) pag. 243, e Campanile, Storia dell'Ill.ma famiglia di Sangro, Nap. 1615, pag. 69.

[177]. La copia della decisione leggesi nell'anzidetta corrispondenza del Duca di Vietri esistente nell'Arch. d'Urbino filz. 203. Le lettere scritte durante la prigionia, e spesso con la data «da Castelnuovo», son sette. Nella 1a del 15 10bre 1598 dice «A capo de 47 dì mi è stato permesso il posser scrivere»; seguono le altre del 22 gen.º, 21 marzo, 16 luglio, 8 8bre 1599, una 6a senza data, e una 7a del 4 febbraio 1600, nella quale è trascritta integralmente la decisione della Gran Corte, che conclude «Ducem Vetri non esse interrogandum super praedictam inquisitionem, et propterea non esse procedendum contra ipsum». Con un'altra lettera degli 11 febb.º 1600 è dato l'annunzio della liberazione avvenuta.

[178]. Questo Scipione Orsini era della linea di Mario Orsini, Conte di Pacentro, Signore di Oppido e di Pietragalla; aveva pure un fratello a nome Lelio, sposo a Giulia Dentice, da non doversi confondere col nostro D. Lelio.

[179]. Nulla di tutto ciò si legge in Adimari, Historia Genealogica della famiglia Carafa Nap. 1691, vol. 3, sebbene di ciascuno de' suddetti Carafa e loro parenti vi sia una distinta menzione, e quella di D. Francesco sia abbastanza larga (ved. vol. 2º, pag. 304). Invece nel Carteggio del Residente Veneto, let. del 29 10bre 1598, e in quello dell'Agente di Toscana, let. del 6 agosto 1600, si hanno le notizie che abbiamo sopra riferite testualmente; ciò che poi accadde in sèguito rilevasi con sufficienti particolarità nel Carteggio Toscano, avendo D. Ottavio Orsini primogenito del Conte di Pacentro, il 13 febb. 1600, sposato D.a Francesca di Toledo, ed essendo perciò divenuto parente del Gran Duca (ved. oltre la lett. suddetta, quelle del 22 agosto, 5, 12 e 27 7bre, e 17 8bre 1600; 17 agosto, 4 ed 11 7bre 1601, nell'Arch. Mediceo, filze 4087-88; ved. due lett. autografe del Conte di Pacentro nella stessa filza 4087, ed anche, nello stesso Arch., gli Avvisi di Roma filz. 4028, Avv. del 30 marzo 1602: da questi documenti è stato desunto ciò che costituisce il sèguito della nostra narrazione). Abbiamo ritenuto che il Marchese di S. Lucido, di cui qui si tratta, sia D. Francesco Carafa, perchè nel Carteggio Veneto è detto «nipote di D. Cesare», e costui è indicato come «già fatto Veneziano»; ved. let. del 9 febb.º 1599, (di questo D. Cesare abbiamo pure trovata qualche lettera al Duca di Urbino in data di Murano 1593, nell'Arch. di Urbino filz. 202, ed alcune altre al Gran Duca di Toscana in data di Venezia 1599, nell'Arch. Mediceo filz. 894). Da ciò ci è risultato abbastanza chiaro che si tratti di D. Francesco, e per farlo intendere a' lettori poniamo qui due specchietti genealogici:

A. — Diomede Carafa 4.º genito di Galeotto Conte di Terranova m. a Girolama Villani;

Cesare ritiratosi a Venezia.
Francesco Grande Ammirante.
Ferdinando militare.
Fabio.
Ottavio che con l'eredità di una zia acquistò Anzi e divenne March.se d'Anzi.

B. — Ottavio 1.º Marchese d'Anzi m. a Crisostoma ossia Costanza Carafa figlia di G. Battista Conte di Policastro.

Francesco 2.º March. d'Anzi, divenuto anche di S.to Lucido; fu tre volte sposo:
1.º a Giovannella Carafa, March.sa di S. Lucido per eredità di suo zio Ferrante, vedova di G. B. Francipane;
Ottavio 3.º Marchese di Anzi e March. di S. Lucido
Crisostoma sposa di Fil. Brancia Ppe di Casalmaggiore.
2.º a Emilia Brancia sorella del detto Ppe di Casalmaggiore;
Gio. Battista sposo a Adriana de Franchi.
Diomede Tenente generale M.º di Campo.
Tiberio Capitano di cavalli.
Antonio d.to Pier Luigi Teatino.
Cesare Capitano di cavalli.
3.º a Porzia Caracciolo Duchessa di Cerce, già due volte vedova, con la quale non ebbe figliuoli.
Diomede Vesc. di Tricarico.
Tiberio, divenuto Ppe di Bisignano sposando Giulia Orsini, poi Ppe di Scilla, Belvedere etc.
Pier Luigi Cardinale.
Carlo Domenicano.
Lucrezia m. al Conte di Celano.
Crisostoma monaca.