[266]. Così ne' Cedolarii. Nella Numerazione de' fuochi di Arena (vol. 1138 della collezione) al fasc. dell'anno 1596, tra gli «Agravii che si danno per la terra di Arena» trovasi questo in primo luogo: «Dominus D. Scipio Concublet an. 34; d. Beatrix de Aragona a. 30; d. Franciscus filius a. 8; d. Carolus filius a. 7; d. Petrus filius a. 5; d. Isabella filia a. 3 (seguono un domestico e 5 famule) [dicono che è Marchese di detta terra, et che la detta sua fameglia è forestera, et non deve essere focho».
[267]. Ved. i Cedolarii, e De Lellis, Discorsi delle Famiglie nobili del Regno di Napoli, Nap. 1654-71, part. 3.a pag. 188-89.
[268]. Nell'originale "immediatamante". (Nota per l'edizione elettronica)
[269]. Giuseppe Grillo avea non più di 19 anni di età, ed era figlio naturale di Gio. Alfonso, che talora, nel processo, trovasi anche detto Gio. Tommaso; per confusione di nomi egli medesimo, Giuseppe Grillo, è indicato alle volte con uno di que' due nomi. Intorno a Gio. Alfonso, e ad un altro suo figliuolo chiamato Cesare, leggesi un curioso avvenimento ne' Reg. Curiae vol. 54 fol. 13. Si era presa un'informazione contro Gio. Alfonso per incetta di grano, ed ecco Cesare innanzi al Vicario di Squillace dichiararsi figlio naturale di Gio. Alfonso e clerico, con una donazione del grano fattagli dal padre. Il Vicario dice che essendo quel grano proprietà di un clerico, non si debbono dare molestie; il Giudice di Stilo pretende che la cosa si dimostri; il Vicario lo scomunica!
[270]. Il fatto dell'Inglese era vero. Anche nella grande Collezione di Scritture di S.to Officio esistente nella Biblioteca del Trinity-College in Dublino (sez. 2a, vol. 6º, pag. 44, an. 1607) leggesi una sentenza contro Franc.co Michele figlio di Honfredo Windsor di Eston, condannato per diversi capi, e tra gli altri per quello di aver detto «insignem illum haereticum annis elapsis Romae combustum, ob sacrilegum facinus contra sacram eucharistiam commissum, fuisse martirem». Questo ci pose nell'impegno di fare qualche ricerca; ma nella Storia arcana ed anneddotica del Mutinelli, vol. 1.º pag. 131-32, leggemmo i particolari del fatto avvenuto in fine di luglio, ed anche l'abbruciamento avvenuto a' primi di agosto 1581. «Quell'heretico inglese, che fece quella scelerità che scrissi, nella Chiesa di S. Pietro, è stato abbrugiato vivo, con haverseli dati molti colpi di fuoco nel corpo con torce accese, mentre che lo conducevano al patibulo, nel quale è stato con tanta fermezza che ha dato che ragionare assai». Si seppe esservi una brigata di persone venute a Roma col proponimento di commettere quella bestialità; e la cosa fu imitata anche in sèguito, nè l'esempio dell'abbruciamento servì a nulla. Nel Carteggio del Vialardo agente segreto pel Gran Duca di Toscana (Arch. Mediceo, filz. 3623) in data del 6 feb. 1600 trovasi riferito che «un Inglese a S. Girolamo della Carità fu per levar l'hostia dal prete, e fuggì e non si trova»: ma negli Avvisi di Roma della Collez. Urbinate (Biblioteca Vaticana, cod. 1068) in data del 5 febbr. 1600 si legge: «è stato carcerato un inglese qual insolentemente nella Chiesa di S. Girolamo et parimente in S.to Eustachio tentò di far cader il S.mo Sacramento di mano al Sacerdote mentre communicava alcuni fedeli». Nel Carteggio dell'Ambasciatore di Venezia Gio. Mocenigo (Arch. Veneto, Senato-Secreta n.º 43-44) in data del 12 febbr. 1600 trovasi riferito che «È stata scritta à S. S.tà di Germania una lettera, senza data, nella quale viene avisata che erano da quelle Provincie partiti alcuni heretici incognitamente per venirsene in questa città et trovar occasione di maltrattare et dispregiare li S.mi Sacramenti» etc.; e poi in data del 26 febbr. d.to anno: «Domenica nella Chiesa di S. Marcello un francese heretico tentò di dar delle mani sopra il Sant.mo Sacramento et di maltrattarlo, et sarebbe avvenuto quando non fossero stati quelli della Chiesa avisati li giorni passati insieme con tutti li altri di questa città». Si direbbe che l'abbruciamento avesse piuttosto eccitato gli eretici di tutti i paesi a commettere simili ribalderie.
[271]. Questa parte della nostra narrazione poggia specialmente sulle rivelazioni fatte dal Pisano in punto di morte innanzi a' Delegati della Curia Arcivescovile (ved. Doc. 306, p. 248), ed anche sulla deposizione fatta innanzi allo Sciarava nel tribunale laico (ved. Doc. 408, p. 507) corretta dalle discolpe ultime fatte innanzi a' Bianchi di giustizia che l'assisterono a ben morire (ved. Doc. 238, p. 124). Gioverà avvertire fin d'ora, che avendo il Pisano nelle sue ultime rivelazioni attenuate le deposizioni fatte antecedentemente, ed avendo anche nelle discolpe ritrattate diverse cose già da lui asserte, dobbiamo ritenere tutto il rimanente quale espressione della verità; avrebbe potuto revocare ogni cosa, laddove ogni cosa fosse stata falsa ed estorta per ferocia di tormenti.
[272]. Vedremo quest'ultimo fatto a suo tempo: circa le informazioni che arrivavano al Cicala da Messina, ved. Doc. 5, pag. 14.
[273]. Ved. Doc. 244, pag. 140.
[274]. Ved. Registri Curiae vol. 38 (an. 1595-99) fol. 88 t.º: «All'Audientia di Calabria ultra etc. Philippus etc. Spectabiles et magnifici viri. Da Giovanni Piatti ci viene scritto come havendolo inviato l'Auditor Capece in la città di Jerace mediante ordine vostro a trattare con il Vescovo di quella città per la consignatione di donna Isabella Ardoina che steva nel monisterio a Castel'vetere, nel ritorno al territorio della Roccella fu assaltato da Pietro Veronise (sic) et felice gagliardo de Jerace armati à modo di forasciti, et havendolo malamente trattato li roborno nove ducati, etc. Ordine di pigliare informazione assicurandosi de' delinquenti, e di avvisare. Nap. 19 giugno 1597. — Prima di questo tempo e fin dal 18 maggio 1594 il Veronese avea funzionato in Catanzaro quale luogotenente del Portolano di Calabria D. Gio. de Alagana: ma da poco tempo, trovandosi in servizio, era stato assaltato e gli aveano recisi entrambi i pollici. Ved. Reg. Partium vol. 1313 fol. 28, e vol. 1444 fol. 302. Quali costumi!
[275]. Ved. Doc. 242, pag. 139.