[276]. Ved. Doc. 302, pag. 240 e 242.

[277]. Lo vedremo nominato quando la compagnia se ne andò a Pizzoni. Talora, nel processo si parlò di un Giovanni Moravito fuoruscito; e nella Numerazione de' fuochi di Filogasi, vol. 1243 della collezione, per l'anno 1595 si legge: «n.º 109. Gio. Batt.a Moravito an. 25; Rosiasa Sonnina moglie an. 45; Jo. pietro Aracri f.º del 1º marito a. 15; Scipione f.º ut supra a. 12; Perna f.a ut supra a. 10».

[278]. Ved. Doc. 355, pag. 339.

[279]. Abbiamo detto che la Dichiarazione fu scritta in un momento di altissimo sdegno verso Giulio Contestabile; dobbiamo aggiungere che la confessione fu fatta in un momento di altissimo sdegno verso il Pizzoni e quando il Crispo era stato già giustiziato. Ne vedremo i motivi a tempo e luogo, ma è necessario avere notizia del fatto fin d'ora, per rendersi conto delle varianti del Campanella e poter prescegliere la versione più plausibile.

[280]. Nella Numerazione de' fuochi di Stilo, il solito estratto della vecchia numerazione (an. 1596-98) contiene ciò che segue: «n.º 411. Pietro Cosentino alias de Gioya a. 60; Giovannella uxor a. 50; (*) Colella f.º a. 18; (*) Giovannello f.º a. 16; Salvatore f.º a. 25». Taluno de' di Gioia divenne poi parente de' Campanella, molto più tardi; così nella Numerazione del 1630 si legge: «n.º 378. Giulio Cosentino alias di Gioia a. 67; Vittoria Campanella moglie a. 30 (con due figli) [diacono silvaggio pretende immunità».

[281]. Così trovasi chiaramente scritto nel processo di eresia (ved. Doc. 279, pag. 207), ma nel processo di tentata ribellione leggesi 25 capi, (ved. Doc. 244, pag. 132).

[282]. Ved. Doc. 295, pag. 227.

[283]. Nell'originale "fuorusctii". (Nota per l'edizione elettronica)

[284]. Per la Dichiarazione del Campanella ved. Doc. 19, pag. 28; per la confessione di Maurizio ved. i relativi brani ne' Doc. 244, p. 141; 247, p. 159; 263, p. 175; 265, p. 182.

[285]. Vedremo che pure alcuni anni dopo i terribili tempi de' quali trattiamo, questi due gentiluomini, e segnatamente Gio. Tommaso di Franza scampato con male arti dalla burrasca, continuavano nelle prepotenze e negli omicidii in Catanzaro. Questo ci mostrano documenti da noi rinvenuti nel Grande Archivio, dei quali daremo conto al luogo opportuno.