[296]. Ved. nell'Archivio Storico an. 1866, p. 70 (al Card.l S. Giorgio) «noi voltammo il male a voi per manco male»; p. 81 (al Papa e Cardinali) «ego inveni negotium Turcarum, quia Mauritius nominatus ascendit triremes pro redemptione concivium suorum» etc. etc. Come è possibile ritenere tutto questo dopo ciò che si legge nella sua Dichiarazione?
[297]. Un Mons.r Baraffone o Baruffone era segretamente inviato da Roma nell'agosto o settembre 1599, e se ne trova un cenno misterioso nel Carteggio del Nunzio; ma molto più tardi, dopo un anno e più, venne il fatto a luce. Nel Carteggio dell'Agente di Toscana, filz. 4088, al sèguito delle lettere di agosto 1600 si legge, che col pretesto di soccorrere Canissa, per mezzo del Vescovo di Nicastro, il quale provvedeva armi, e poi col pretesto di sorprendere Camura in Albania già pertinente a' Veneziani, forse voleasi dal Papa prender piede a Tremiti, farne una commenda pel Card.l S. Giorgio e avere un porto. Nel Carteggio del Residente Veneto, le lettere de' primi di 10bre d.to anno recano anche questi progetti di conquista di Tremiti da parte del Papa, e la spedizione delle armi fatta da Mons.r Montorio Vescovo di Nicastro, co' maneggi segreti di Mons.r Baraffone.
[298]. Ecco i documenti che abbiamo potuto raccogliere per chiarire la posizione de' Nobili sopra menzionati. — 1.º Circa D. Lelio Orsini, nell'Arch. Mediceo, Carteggio universale filz. 893, fol. 627, una sua lettera al Granduca con firma autografa, in data di Napoli 22 8bre 1599 dice, che aspetta sempre la venuta del corriere di Spagna il quale deve portare la sentenza del suo negoziato, che ora vede allungarsi tale arrivo, che ne darà avviso come il corriere giungerà secondo i comandi avuti. L'essersi dato l'ufficio di curatore a Gio. Serio di Somma risulta da' varii documenti del tempo notati ne' Reg.i Privilegiorum e Sigillorum; la dimora di costui in Calabria e la Commissione datagli contro i fuorusciti risulta dalla Lett. Vicereale de' 18 mag. 1599, notata ne' Reg. Curiae, vol. 45, fol. 153. — 2.º Circa il Principe di Bisignano, ecco dapprima quanto si legge negli Avvisi di Roma esistenti nell'Arch. di Modena: «1598, 2 7bre; si ritrova qua incognitamente et se ne sta ritirato il P.pe di Bisignano scappato con bellissimo stratagemma dalle mani del V. Re di Napoli che lo teneva prigione, raccontandosi che sendo habilitato dal d.to V. Re di haver la casa per carcere con sicurtà fattali da D. Lelio Orsini, l'uno et l'altro (questo falso) se ne siano scappati... con voce che d.to Principe voglia passare in Spagna et farsi sentire dal Re. — 21 8bre, il P.pe di Bisignano si trova a Pesaro dal Ser.mo d'Urbino et coll'occasione della Regina (la Regina di Spagna che passava per l'Italia recandosi a Madrid) passarà in Spagna. — 18 9bre; di Ferrara lettere del 21 dicono che vi era arrivato il P.pe di Bisignano quale havea seco un suo naturale di 6 anni solamente, attendendo l'arrivo del Duca d'Urbino, sperando col mezo di S. S.tà con questa occasione di poter effettuare qualche negotio buono per la sua causa con d.ta Regina, acciò sia mediatrice col Re per rimediare alli suoi malanni, et fra tanto haver qualche trattenimento appresso d.to Duca. — 1599, 18 gennaio; si aspetta qui il P.pe di Bisignano per vedere d'accomodar le sue cose col Re di Spagna. — 20 marzo; venerdì arrivò qua Mons.r Santorio e il P.pe di Bisignano incontratisi vicino à Roma». Nel Carteggio Veneto da Napoli una prima lett. del 19 gen.º 1599 reca, «S. M.tà ha ordinato che i beni liberi di Bisignano siano venduti, ed egli tornando sia ricondotto in libertà con piezaria come prima; fra tanto non si danno i duc.ti 6 mila a' suoi corrispondenti e si ode con disgusto, oltre gli altri particolari dei suoi viaggi, il suo stare ora in Fiorenza spesato da quel Principe». Un'altra lett. del 17 agosto reca: «Il P.pe di Bisignano se n'è ritornato in questa città liberato del tutto dal V. Re con haverlo fatto reintegrare delle rate del suo assegnamento di scudi 500 il mese delle sue entrate dal dì della sua fugga (sic) fin'hora, et gli dà anco speranza di lasciarlo andare a vivere al suo stato in Calavria, dovendosi però continuar la estintione de' suoi debiti.» etc. Nel Carteggio Toscano da Napoli filz. 4087 due lett. del Principe medesimo al Gran Duca in data del 23 agosto 1599 recano essere lui tornato in istato di libertà in casa sua da dieci dì, con speranza di andarsene presto agli Stati suoi. Compie la serie delle pratiche fatte nella sua escursione la notizia posteriore che trovasi negli Avvisi di Roma collez. Urbinate, esistente nella Bibl. Vaticana cod. 1067: «27 8bre 1599; il P.pe di Bisignano ha fatto spedire qua un Breve per via secreta, con indulto di poter adottare o surrogare un tale per suo figlio». 3.º Quanto al Duca di Vietri, abbiamo veduta altrove (pag. 106 in nota) la sua lunga corrispondenza autografa, esistente nell'Arch. Urbinate in Firenze, che dà le informazioni autentiche sull'andamento della sua causa. La notizia delle feste da lui ordinate, all'occasione dell'entrata del Conte di Lemos, trovasi ne' Diurnali di Scipione Guerra fol. 81, ms. esistente nella Bibl. nazionale di Napoli (X, B, II). — 4.º Non avendo nulla da aggiungere intorno a Mario e Geronimo del Tufo, ci rimane a dire che la permanenza e il modo di vivere del Marchese di S. Lucido in Roma, al tempo del quale trattiamo, rilevasi dal Carteggio di Francesco M.a Vialardo esistente nell'Arch. Mediceo, filz. 3623. Una lettera di costui in data di Roma 23 8bre 1599 reca: «il Caraffa Marchese di S.to Lucito, che sta qui, mangia a suono di trombetto». Dal Carteggio poi del Nunzio Aldobrandini, filz. 212, lett. da Roma del 26 9bre 1599, rilevasi che il Papa mandò al Vicerè un Breve per raccomandarlo, sollecitato dal fratello di lui Mons. Carafa. Ancora un'altra lettera del Vialardo (loc. cit.) in data del 1.º gennaio 1600 reca: «il Marchese di S.to Lucito ha fatto venir qua Tiberio suo fratello». Infine da altre lettere dello stesso Vialardo, come anche da quelle di Gio. Niccolini Ambasciatore Toscano in Roma (filz. 3316) e dagli Avvisi del tempo, si rileva che nella Settimana Santa del 1600 egli ebbe una quistione di precedenza con D. Francesco Colonna P.pe di Palestrina, seguìta da biglietti di sfida che indignarono il Papa e provocarono il suo arresto, finito poi con la pace fatta tra' due contendenti mercè l'opera del P.e Cesi.
[299]. Ved. Doc. 311, p. 261. Veniamo assicurati che oggi si conserva sempre il nome di Lanzari ad una contrada presso Stilo, all'uscire della città, e che fino a pochi anni indietro vedevasi ancora, sul margine della via che attraversa tale contrada, un basamento in muratura sul quale sorgeva una croce, che fu menzionata dal Petrolo, e che segnava il confine dell'ambito giurisdizionale de' Domenicani.
[300]. Così p. es. la proposizione che Maria fosse una schiava nera di Egitto ricavandolo dal motto nigra sum, e l'altra che le lettere INRI poste sulla croce costituissero una parola atrocemente ingiuriosa in ebraico, si trovano ripetute in molti processi anteriori a questi tempi, rappresentando le scempiaggini di coloro i quali presumevano di atteggiarsi a spiriti forti, come accade di rilevare anche dalla collezione de' processi di S.to Officio esistente in Dublino: non era quindi nemmeno necessario che le ripetesse fra Dionisio, il quale poi certamente ne divulgò molte altre, senza la menoma partecipazione del Campanella. Da ogni lato apparisce indubitabile che vi sieno stati erronei apprezzamenti delle parole del Campanella su' temi più intricati, come quelli di Dio, della Trinità, de' luoghi di premii e di pena, degli angeli buoni e tristi. Sul tema dei diavoli sarebbe veramente curioso di conoscere i concetti riposti del Campanella, anche per illustrazione di certi fatti della sua vita ulteriore: certamente al tempo del quale trattiamo egli se ne burlava, professando, nel caso di coloro a' quali si dicevano apparsi, «essere follie e spiriti fuliginosi et humori frigidi che calano», nel caso poi delle donne ossesse, «haverle per pazze»: i suoi motteggi su questo articolo si trovano ripetuti da parecchi, ed anche per tale motivo non sembra che vi sia luogo a dubbio.
[301]. Per comodo de' lettori, tra le Illustrazioni annesse a' Documenti, abbiamo raccolti alcuni Cenni della Città del Sole e delle Quistioni sull'ottima repubblica in rapporto alle cose emerse ne' processi di congiura e di eresia; ved. Illustraz. I, pag. 609.
[302]. Ved. nella Città del Sole, ed. D'Ancona p. 272 e 273.
[303]. Sarebbe bastato aver dato uno sguardo alla sua definizione della Democrazia, tanto diversa da quella che oggi si professa; al sacrificio assoluto da lui imposto all'individuo di fronte allo Stato (abolendo, com'egli diceva, l'amor proprio o singolare, per l'amor comune o universale), mentre oggi si vuole che ognuno possa far conto dello Stato come se non esistesse; infine alla prevalenza assoluta da lui accordata alla cultura, mentre oggi si ritiene un gran fatto il suffragio universale, e non si chiede al Rappresentante del popolo, e neanche al Ministro, quella guarentigia del sapere che pur si chiede al più umile de' professionisti. Ne ricorderemo qualche cosa. 1.º Aforismi politici; ed. d'Ancona pag. 13: «Il dominio d'uno buono si dice Regno e Monarchia; d'uno malo si dice Tirannia; di più buoni si dice Aristocrazia; di più mali Oligarchia; di tutti buoni Polizia; di tutti mali Democrazia». 2.º, Città del Sole, ib. p. 244: «Perduto l'amore proprio, rimane sempre l'amore della comunità». 3.º; Quist. sull'ottima repubblica, p. 291: «Per gl'ignoranti è bene servire al sapiente ed al probo»; ciò che fu pure espresso tanto vivacemente nelle Poesie filosofiche, p. 72 (correz. tratta dall'ediz. Adami),
«Assai sa chi non sa, se sa obbedire».
[304]. Ved. Poesie filosofiche, ed. cit. p. 110,