[328]. Non dobbiamo tacere che nel processo della congiura vi fu la testimonianza di un Alfonsino Serra, dalla quale risulterebbe, che mentre lo Spinelli passava per Nicastro, certamente recandosi a Catanzaro, fra Dionisio si trovò egualmente a Nicastro e subito dopo si recò a Girifalco (ved. Doc. 247, p. 155). Questo indicherebbe che fra Dionisio sentì forse il bisogno di vedere anche qualche altro ne' detti posti, ma non smentirebbe che se ne andò successivamente a Stilo per vedere il Campanella e quindi Maurizio.

[329]. Ved. Doc. 10, pag. 18.

[330]. Ved. per le notizie suddette i Reg.i Curiae vol. 46 (an. 1599-601) fol. 38 t.º e 48 t.º; due Lett. Vicereali all'Audienza di Calabria del 21 aprile e 17 agosto 1600, intorno alla quistione di Guarino de Bernaudo e Camillo Passalacqua; l'ultima di esse solamente chiama D. Alonso de Roxas «olim governatore». Inoltre nell'Arch. Veneto, Carteggio di Napoli per l'anno 1600, n.º 16, una Lett. del Residente del 9 aprile d.to anno, che cita D. Alonso de Roxas parente della Viceregina governatore di Calabria; ad essa fa sèguito la copia di una Lett. «a D. Alonso de Rosa governatore di Calabria» da parte di D. Francesco de Castro, figlio del Conte di Lemos, funzionante allora da Vicerè. Ancora nell'Arch. di Napoli i Reg. Curiae, vol. 47 (an. 1599-601) fol. 55 t.º: una Lett. Vicereale del 15 maggio 1600, che commette a D. Pietro de Quiroga il sindacato del governo del mag.º D. Alonso de Roxas conforme alla Prammatica. Dippiù i Reg.i Sigillorum, vol. 37 (an. 1600) alla data 18 9bre, ove si legge: «Incomenda del offitio de' governatore de la provintia de calabria ultra in persona de D. Pietro borgia insino ad altro ordine de sua M. o de sua Ecc.

[331]. Ved. Illustraz. li, pag. 612.

[332]. Ved. Doc. 408, pag. 509.

[333]. I fatti suddetti risultano dal Carteggio del Residente di Venezia (ved. Doc. 171 a 174, pag. 87 e 88), ed hanno un riscontro con documenti da noi rinvenuti nell'Arch. di Stato in Napoli. 1.º Nei Reg.i Curiae vol. 36 (Curiae 2 pestis, an. 1593-1642) fol. 27-28, dopo un Bando del 31 luglio contro le provenienze di Ragusa e luoghi convicini, si legge quest'altro: «Philippus etc. Banno. Si bene per altri banni di ordine nostro emanati sia prohibito sotto pena di morte naturale che non si doni (manca pratica) a vascelli, persune, et robbe che venessero da molti luochi suspetti di peste si come da quelli più largamente appare, et alli quali ci rimettemo et volemo che restino in loro robore et efficacia, tuttavolta per nuovi avvisi che tenemo se intende che non solo nelli luochi predetti tuttavia corre detto suspetto di peste, ma anco nell'infrascritti altri luochi ciò è la terra di fiume nelle parti della marca del stato Ecclesiastico, et per lo trafico che se tiene tra detti luochi et questo Regno sogliono al spesso da quelli venire et confluire in questo Regno vascelli et gente et robbe de varie et diverse sorte delle quale dandosi prattica de facile potriano nascere alcuni inconvenienti et danno alla generale salute di questo suddetto Regno.... (segue l'ordine a tutti e singoli officiali, maggiori e minori, tanto Regii che di Baroni etc. etc. di non dare e non far dare pratica sotto pena di morte naturale, nella quale si dichiarano incorsi quelli che venissero da detti luoghi ed entrassero nel Regno). Dat. neap. 28 augusti 1599. El conde de Lemos». — 2.º Ibid. fol. 29, a' 4 7bre 1599 «Commissione in persona del dot.r Marco Ant.º Morra per quello che ha da exequire nel passo di Sangermano in materia di peste»; ordine che vi si conferisca e respinga indietro facendo mandato sotto pena di morte naturale etc. — 3.º Ibid. fol. 30, id. id. al dot.r Paulo Capece per quel che ha da eseguire «nel passo di Fundi». — 4.º Ibid. fol. 31, id. id. al dot.r Francesco Longobardo... «nel loco et passo de Tagliacoczo». — 5.º Ibid. fol. 31, t.º «All'Audientie di terra d'Otranto, Calabria citra, Capitanata, Calabria ultra» etc. etc. «Illustres et mag.ci viri. Li giorni passati intendendomo che nella terra di fiume nella marca del Stato eccl.co correva sospetto di peste fu per noi publicato banno prohibendo il commercio della terra predetta sin come dal detto banno havereti visto, et come che semo informati che la detta terra di fiume non è quella del detto loco della Marca ma è sito nel capo de istria ci è parso revocare il sop.to banno et prohibire il commercio della detta terra de fiume sita nel capo de istria et altri lochi sin come dalla copia che con questa ve si invia vedereti.... etc. Neap. 6 settembris 1599. El conde de Lemos».

[334]. Ved. Doc. 12, pag. 20.

[335]. Ved. Doc. 260, pag. 173.

[336]. Ved. Reg.i Partium vol. 1235 e vol. 1485.

[337]. La notizia delle parole sconvenienti che avrebbe dette il Vescovo di Mileto trovasi nel Doc. 15, pag. 23. La condotta poi del Vescovo di Nicastro era veramente un po' strana, mentre sin dalla fine dell'anno precedente il Governo avea tolto il divieto all'entrata di lui nel Regno, e sin dal marzo dell'anno in corso avea con molti sacrificii conchiuso l'accomodamento, del quale la Curia Romana si era dichiarata soddisfatta. I Registri Curiae, vol. 38 (an. 1595-99) fol. 173-75, recano la Lett. Vicereale all'Audienza di Calabria in data del 27 novembre 1598, nella quale si ricorda che il 31 gennaio passato era stato dato ordine di sequestrare l'entrate temporali del Rev. Vescovo di Nicastro «et dato anche ordine a tutte le terre e città di marine et mediterranee di quessa Provincia ch'al ritorno dovea fare detto Rev. Vescovo da Roma per conferirse in detto Vescovato non dovessero in modo alcuno permettere farlo smontare ne intrare in questo Regno, et il simile le sue robbe et gente»..; e si finisce con la revoca degli ordini anzidetti. — Quanto all'accomodamento fatto, ne abbiamo già dato qualche cenno altrove (ved. pag. 116): parrebbe che all'infuori della revoca del decreto del Sacro Regio Consiglio, tutto il resto de' capitoli concordati fossero stati accolti, e quindi anche gli ufficiali del Duca di Ferolito sacrificati. Sicuramente il Carteggio del Nunzio, filz. 212, reca una Lett. del Card.l S. Giorgio in data del 16 marzo 1599, la quale manifesta il «contento grande per l'accomodamento delle cose di Nicastro». Laonde giustamente riusciva non facile a spiegarsi la protratta permanenza di quel Vescovo in Roma.