[369] Questo documento è rappresentato da un foglietto di pergamena, su cui a grossi caratteri si trovano segnati i nomi di tutti coloro le cui cause doveano spedirsi, frati ed anche secolari; ed è notevole che solamente a lato del nome di fra Dionisio si legge «aufugit», mentre a lato del nome del Bitonto non si legge nulla di simile. Tale foglietto stava insieme con le bozze e copie de' Riassunti degl'indizii presso il Vescovo di Caserta, e lo si dovè scrivere subito dopo la notizia della fuga di fra Dionisio, contemporaneamente all'ordine di cui si parla nel testo, forse nel determinarsi a rompere ogni altro indugio, fare le copie de' Riassunti ed inviarle sollecitamente a Roma; sicchè fino ad un certo punto esso confermerebbe il ritardo avvenuto nell'invio delle copie de' Riassunti oltre il 16 ottobre, e la non avvenuta copia del Riassunto contro fra Dionisio.
[370] Ved. Doc. 134, pag. 75.
[371] Giustifichiamo le proposizioni emesse nel testo. 1.o «Se l'heretico pendente la sua causa diverra pazzo o furioso... bisognerà tenerlo ben custodito nè condannarlo fino à tanto che egli ò risani ò muoia nel furore: perchè risanandosi potria per avventura rihaversi, e convertito, ritornare al grembo di S.ta Chiesa»; Masini, Sacro Arsenale, Roma 1639, pag. 381. art. 99.—2.o «Il rilasso legitimamente convinto dee, ò confessando, ò nò, rilasciarsi al braccio secolare»; Id. pag. 331. art. 93.—«Quantumcumque poeniteat, nihilominus relapsus est tradendus Curiae saeculari, ultimo supplicio feriendus»; Eymerici Directorium Inquisitorum, Romae 1578. p. 331.—3.o e 4.o «... à gli heretici pentiti, oltre alla publica abiuratione s'impone anco la pena di carcere perpetuo, perchè altrimenti, non potendo i Sacri Canoni con pena di morte castigar alcuno, non ci sarebbe pena alla gravità del delitto confacevole»; Masini, pag. 325. art. 76.—«Carcer perpetuus est poena haeretici reversi»; Locatus, Opus Judiciale Inquisitorum, Romae 1570. pag. 269.—Prescrizione del Concilio Tolosano: «Haeretici autem qui timore mortis vel alia quacumque causa, dummodo non sponte redierint ad catholicam unitatem, ad agendam poenitentiam per Episcopum loci in muro cum tali includantur cautela, quod facultatem non habeant alios corrumpendi»; Pegna, Scholia in Eymerici Directorio, Schol. LXV. lib. 3. pag. 185.—Rescritto di Urbano IV: «Clericus, qui est perpetuo immurandus, prius debet a suis ordinibus degradari»; Id. ibid.—«Cum illis qui vel in perpetuum carcerem vel in perpetuum ad triremes condemnantur dispensari soleat, ideo non solent condemnandi ad has poenas actualiter degradari sed solum verbaliter»; Id. ibid.—5.o «Poena perpetui carceris post lapsum triennii remitti solet»; Simancae Jacob. Enchiridion Judicum violatae religionis, Venet. 1578.—«Quaesitum scio, post quantum tempus solent in carcere perpetuo dispensari..; post lapsum triennii remitti solere scripsit Simancas. Quod si poena carceris irremissibilis fuerit imposita, elapso octavo anno solet relaxari»; Pegna, op. cit. p. 224.—Aggiungiamo a chiarimento dell'immurazione: «Eadem prorsus poena immurationis et carceris perpetui»; Pegna, op. cit. Schol. LXV. lib. 3. pag. 184.—«In aliquibus partibus.... Inquisitores habent in suis domibus carceres, quos vocant muros, quia domunculae illae adhaerent muro loci, qui est Episcopo et Inquisitori communis»; Locatus, op. cit. p. 39.
[372] Ved. Doc. 137, pag. 77.
[373] Ved. Doc. 427, pag. 532.
[374] Ved. la nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 2o, fol. 124.
[375] Ved. Doc. 428 e 429, pag. 533 e 535.
[376] Ved. Doc. 430, pag. 537.
[377] Ved. Doc. 431, pag. 540.
[378] Ved. Doc. 432, pag. 543.