[379] Ved. Doc. 433, pag. 544.
[380] Ved. Doc. 434, pag. 546.
[381] Ved. Doc. 420, pag. 526.
[382] Ved. la così detta Collectio Salernitana, vol. 171, fasc. 1.o fol.o 166 t.o: «Ego Scipio Marullus Stilensis» etc.
[383] Ved. Doc. 219, 220 e 221, pag. 116 e 117. Vi sarebbe anche un altro Documento, per brevità omesso, una lettera Vicereale che prescrive l'invio della persona stessa del Baldaia nelle carceri della Vicaria in Napoli, sempre per l'omicidio suddetto, senza alcun ricordo de' fatti della congiura. Ved. Reg. Curiae, vol. 55, an. 1603-1604, fol. 163 t.o.
[384] Ved. Doc. 222 e 223, pag. 117.
[385] Ved. Doc. 224, pag. 118.
[386] Ved. Doc. 225 e 226, pag. 118 e 119.
[387] Intorno a' Grassi sarà bene conoscere ancora i documenti di data anteriore che abbiamo trovati nel Grande Archivio: 1.o Registri Curiae vol. 46, an. 1599-1601, fol. 40, t.o «All'Audientia di Calabria ultra... Semo informati come Paulo, Pompeo et Scipione Grassi del Casale de Gionadi destritto di Melito hanno commesso molti delitti, per il che fu mandato Commissario dal nostro predecessore, et se le verificorno molti homicidii et furno reputati contumaci per la Vicaria, et dall'hora in poi sempre hanno (sic) armati in cometiva di dodici et più banniti commettendo delitti, et particolarmente li dì passati introrno in lo casale de S.to Constantino et scassorno la casa de una vidua nomine Gratia, et pigliatole due sue figlie l'una zita, et l'altra vidua, et, violentemente conosciutole et stupratole, al che volendo noi provedere come conviene...» (segue l'ordine di catturarli, prendere l'informazione sul fatto e darne avviso) 27 giugno 1600.—2.o Id. vol. 55, an. 1603-1604, fol. 195. «All'Aud. di Calabria ultra... Con questa v'inviamo l'alligate copie d'informationi contro Paulo Pompeo et Scipione grasso sopra il particolare della causa delle scoppettate tirate a francesco aquaro et sua cometiva, et vi dicimo et ordinamo che nella causa predetta debbiate procedere à quanto sarà de justitia che tal'è nostra voluntà. Dat. neap. die xo 7bris 1604».—Al 1606 parrebbe che Pompeo fosse stato già ucciso.==Relativamente a' Baroni di Reggio, essi erano parecchi e si distinguevano da' Baroni di Tropea e da' Baroni di Annoya, egualmente fuorusciti ed anche più numerosi; intorno a loro abbiamo i seguenti documenti, contemporanei e successivi alla data de' processi: 1.o Reg. Curiae vol. 46, an. 1599-1601, fol. 30. «All'Aud. di Calabria ultra... Dal Capitaneo della città de riggio ci viene scritto che havendo havuto notitia, che alcune persone di quella si erano disfidati et che la città stava in... (sic) andò in persequtione di quelli et carcerò li capi de le due partite che si erano disfidati nomine francesco pesello et domitio barone, per la quale carceratione se quietò il rumore, et forno excarcerati. dopoi li sopraditti francesco et domitio giontamente con innocentio candeloro della medesima città, per causa che il caporale di detta Corte li havea carcerati, in presentia di detto Capitaneo assaltorno detto caporale et con scoppette et spade l'ammaczorno, et fattesi per esso alcune diligentie non ha possuto averli nelle mani stando in paliczi..» (segue il fatto di un altro caporale ammazzato per la stessa ragione, avendo carcerato Paolo Melissari «contumace et uno delli predetti che si disfidorno», e quindi l'ordine di catturare i delinquenti). Ultimo di 10bre 1599.—2.o Id. vol. 54, an. 1603, fol. 15. «A D. Garzía de Toledo (governatore di Calabria ultra)... Per la vostra delli 7 del presente havemo visto quel' che vi veneva havisato da riggio, che Paulo et Gio. Domenico barone fratelli haveano ammazzato Pietro Gueria per causa di una lite civile che tenevano fra loro, quali si sono andati à salvare dentro una Ecclesia di detta città, et havendoli posto le guardie attorno, il Rev.do in Christo P.e Arcivescovo non li ha voluto permettere se non per quaranta passi attorno detta Ecclesia dentro la quale si stanno detti delinquenti senza nessuno timore, supplicandoci ve si ordinasse quel' che doverete exequire. Al' che respondendo ve dicimo et ordinamo, che si l'homicidio predetto è stato commesso appensatamente, poi che non deve godere dell'immunità dell'Ecclesia debbiati procurare d'haverli nelle mani in ogni meglior modo avvisandoci di quel' che exequireti acciò ne si possi ordinare quel' che convenerà per castigo di detti delinquenti. Dat. neapoli die ultima mens. februar. 1603.»==Da ultimo relativamente a Carlo Bravo, costui scorreva la campagna già prima del 1599 con un suo fratello Fabrizio, e poi, rimasto solo, fu preso nel 1603, ma per delitti comuni, secondochè risulta dai seguenti documenti: 1.o Reg. Curiae vol. 45, an. 1596-1601, fol. 47 t.o «Commissione in persona del magnif.o u. j. d. Julio Cesare malatesta quale si conferisce nella terra di filogasi a pigliare informatione... A noi è stato presentato memoriale del tenor sequente videlicet: Ill.mo et excell.mo Sig.re la povera gratia teti d'anni undici della terra de filogasi della prov. di Calabria ultra fa intendere a V. E. come li mesi passati da fabritio et carlo bravi et ferrante pisano di monte santo fu proditoriamente ammazzato Vincenzo teti patre d'essa supplicante ad instantia di Minico di tini della terra di filogasi per antiquo odio che detto Minico portava ad esso Vincenzo suo patre mediante una certa quantità di denari data a' detti tre assassini, quali fatto detto assassinio perchè poco distante veddero una certa donna nominata antonia quale haveria possuto vedere commettere detto assassinio l'ammazzorno, et dubitando detto minico di tini mandante che tale sceleragine non si scopresse fè dare subito tutore dal Capitaneo d'essa terra, come potente in quella et essendo persona facultosa, ad essa supplicante Masiello di nofrio con il quale proprio haveva trattato di farsi fare subito la remissione per potersi transigere con la corte baronale...» (segue la Commissione ad istanza del R.o fisco e con la proeminenza della Vicaria). Ult.o di ottobre 1597.—2.o Id. vol. 55, an. 1603-1604, fol. 80. «Al Marchese de layno... Per la vostra delli 15 del passato havemo inteso come havete incominciato a procedere nella causa contra Carlo bravo conforme l'ordine nostro non obstante la remessione che dimandava il Prencipe de melito et Duca di Nocera, et como che tal remessione l'ha dimandata quessa città di Catanzaro, et per non farsene mentione nel predetto nostro ordine ci supplicate di posser procedervi non obstante detta remessione si dimanda per questa città con lo de piu che in cio andate significando. Alla quale respondendo ve dicimo che cossì si intende lo predetto nostro precalendato ordine ancorche non ci sia particulare expressione...» (segue la raccomandazione che si spedisca con sollecitudine, vedendo che «in questo negotio se ci procede con molta flemma») 19 decembr. 1603.—3.o Id. ibid. fol. 175. «All'Audientia di Calabria ultra... Havemo visto la relacione che di ordine nostro ci havete fatta delli delitti che si ritrova inquisito Carlo bravo, per lo che considerato la gravità et moltiplicità delli delitti che hà commessi ve rispondemo et ordinamo che ci debbiate procedere all'espedicione della sua causa conforme à giustitia senza perdere un momento di tempo, et prima de publicare la sententia ci debbiate donare particolare aviso del voto che seranno quessi magn.ci Auditori in tal causa et cossì l'essequirete che tale è nostra voluntà. Dat. neap. die 28 mens. julii 1604».—4.o Id. vol. 64, an. 1605-1608, fol. 21. «All'Aud. di Calabria ultra... Per una nostra de li 18 del passato havemo visto per che voto è quessa Reg.a Audientia di condennare à Carlo bravo carcerato in quesse carceri per l'inquisitione di suoi delitti, mà non haveti voluto publicare la sententia per exequtione del ordine che da noi teneti, et ci supplicati siamo serviti darvi ordine di quel tanto in ciò haveti da exequire, alla quale rispondendo vi dicimo et ordinamo che nella causa di detto Carlo bravo debbiate procedere à quanto vi parirà che convenga de justitia che tale è nostra voluntà. Dat. neap. die ult.a mensis martii 1605».
[388] 1.o Reg.i Curiae vol. 64, an. 1605-1608, fol. 138. «All'Aud. di Calabria ultra... Dal Capitanio della Baronia di precacore et S.ta Agata di quessa provintia di Calabria ultra ci è stato scritto come alli 14 de luglio prossimo passato ritrovandosi in compagnia de Alexandro tranfo Barone di detta Baronia venne passando per avante di esso Barone Aquilio marrapodi suo vassallo armato di scoppetta a focile delle lunghe, et essendo passato con arroganza senza levarsi la barretta, et in contento dela Corte mentre era contumace per cause criminale, detto Barone havendoli detto per che causa passava cossi mal creatamente ordinò fosse carcerato, et detto Aquilio con la detta scoppetta che portava calò il cane drizzò la bocca di essa verso detto Barone dicendo adietro non passati avanti che vi ammazzo fando resistenza non lasciandosi pigliar carcerato, per lo che ni ha preso informatione et l'ha inviata a noi per che si proveda a lo che conviene..» (segue l'ordine che procuri aver nelle mani il detto Aquilio e lo mandi in Vicaria) Dat. Neap. 27 septembr. 1606.—Inoltre a fol. 178 t.o trovasi pure una lettera sullo stesso tema al Cap. di Precacore.—2.o Id. Ibid. fol. 142. «Al Gov.re di Calabria ultra che faccia relatione di quanto per la vedova portia sotira della terra di precacore è stato scritto intorno all'eccessi et homicidii commessi per Gio. Angelo Marrapodi et Aquilio suo figlio in persona de molte persone di d.ta terra et precise del suo marito à finem providendi». Lett. dell'ult.o di ottobre 1606.