— Oh, non dico già d'isolarci, di chiuderci come due orsi: anzi, ho una certa curiosità di conoscere questo bocconcino di mondo nuovo. Ma per evitare.... m'intendo io!.... non darò una smentita a quel buon diavolo d'albergatore. Noi, per i grotticellini, saremo padre e figlia.

— Che idea!

— Lascia fare.... vedrai che ci divertiremo quanto a una commedia. Bada però a sostenere bene la tua parte!

Cecilia diede in una forte risata argentina, ma poi si fece seria e si lasciò sfuggire una lieve mossetta dispettosa, quasi pensando:

— Eh, tu piuttosto farai anche troppo bene la tua!

Da quel giorno in poi, per mutuo consenso, in tutta Grotticella e dintorni Fabio Torcello fu conosciuto per “il commendatore e sua figlia”.

Del resto, le regole della buona società, in Grotticella, erano state assai modificate dagli usi e dai bisogni locali. Invece di farsi presentare ai notabili, ai probiviri, alle celebrità mandamentali del paese, il commendatore Fabio Torcello non ebbe altro disturbo che quello di ricevere: tutti facevano a gara per presentarsi a vicenda: e nel saloncino del Cervo d'oro era una continua sfilata di assessori, di capitani di lungo corso, di farmacisti, di dottori, di notai, di ricevitori del registro.

Per un momento fu eclissato lo splendore del principe indiano, reduce dal giubileo della regina Vittoria. Tutti gli omaggi, tutte le feste erano per la nuova effettiva colonia: il collare della Nunziata e la figlia del collare medesimo.

Anzi, il sindaco mandò al Calopinace una cartolina d'ufficio, in forma di corrispondenza balneare, in cui leggevasi: