— Le nostre spiagge sono ormai gremite di bagnanti. L'altra sera vi fu brillantissimo ricevimento, sino a notte inoltrata, nelle sfolgoranti sale del nostro Club International. La colonia dei bagnanti era au grand complet e primeggiava un alto dignitario dello Stato, il commendator F. T*** con la bella e gentilissima figliola, ch'è il sospiro di tutta la nostra gioventù elegante.

Fu appunto in tale ricevimento che, con intervento del sindaco, in forma diplomatica, fu fatta la presentazione del principe indiano al collare della Nunziata. Pareva il convegno di due potentati europei.

Enrico Bertelli, convien dirlo a sua lode, non piacque al commendatore Fabio: viceversa, riescì molto simpatico a Cecilia. Dal canto suo, per tutta la serata, il commesso viaggiatore in bigiotterie non ebbe occhi e parole che per Cecilia. In meno d'un'ora, discorrevano così confidenzialmente, che parevano amici da vent'anni.

Quella notte, il commendatore rientrò di malumore al Cervo d'oro, senza capirne, o piuttosto senza osar di capirne il perchè.

Eppure, Enrico Bertelli, che aveva dato il braccio a Cecilia fin nella sala terrena dell'albergo, s'era mostrato d'una cortesia squisita, quasi stomachevole.

Maledetti i principi indiani!

Da quel giorno, Enrico, dimenticate del tutto le bigiotterie, si dedicò totalmente alla signorina Cecilia.

Il commendatore gli usava, in ogni occasione, un sacco di sgarbi, ma il commesso viaggiatore non se ne dava per inteso: egli sapeva far l'indiano se non il principe, e si sentiva largamente compensato dai frequenti sorrisi dell'incantevole Cecilia.

E quel ch'è peggio, il mare si faceva complice di quel duetto, poichè al commendatore erano interdetti i bagni d'acqua salsa e doveva contentarsi di sorvegliare, accigliato, dalla spiaggia, le abbominevoli manovre di Enrico, fingendo di leggere un giornale.