La duchessa non voleva confessare che moriva di noia e invece andava dicendo che aveva i suoi nervi, che so io!... l'emicrania.

Il duca, almeno, sdraiato in un cantone, con un giornale che gli copriva la faccia, si sfogava schiettamente in lunghi sbadigli, socchiudendo gli occhi.

Per essere alla fine d'agosto, era una giornataccia impossibile, con rovescioni di pioggia che facevan paura, accompagnati da un ventaccio uggioso, che non permetteva neppure di tener le finestre aperte.

Andare allo stabilimento dei bagni, manco a pensarci. Già: non c'era un'anima!

Inoltre, nulla da leggere, tranne due o tre giornali insipidi e infarciti di quei fatti diversi che poi son sempre gli stessi.

Oh, i nervi della duchessa!

Il duca non represse abbastanza un nuovo sbadiglio, che sonoramente echeggiò nel salone.

— Eh, finiscila un po'! — gridò la duchessa infastidita: — non sai far altro!

— E che ho da fare? — gemette il duca, dal fondo della sua poltrona.