— Potresti ben dire quattro parole, mi pare!

— Su che? non saprei.

— Su che, su che! si parla, ecco!

— Eh, non son mica il pappagallo della baronessa, io!

— Così tu lo fossi! è tanto carino!... Sa dire delle coserelle tanto graziose!

Nel suo impeto d'entusiasmo per il pappagallo, la duchessa appoggiò la mano sul campanello a scatto e comparve tosto il domestico.

— Giacomo, andate subito dalla baronessa Collis e pregatela di mandarmi, per un'oretta, il suo Cocò. Badate a portarlo con tutte le precauzioni possibili e presto: avete capito?

Giacomo s'inchinò e sparì, con la faccia non di chi abbia ricevuto un ordine, ma di un credente colpito dalla scomunica. Che idea! fargli fare un'ora di strada, nel fango, con quel tempaccio, per portare un pappagallo.

La baronessa oppose qualche difficoltà, ma Giacomo fu insistentissimo, per paura che la padrona lo avesse da rimandare una seconda volta: tanto che il povero Cocò fu messo nella gabbia, che venne coperta con un panno qualunque e legata con uno spago, attorno attorno.

— Ve lo raccomando! — gridò la baronessa con accento materno.