— Salmatevi.... egli è calvo!
Costretto a lasciare le scene, prima di darsi alla professione di conduttore sul tranvai, Martino tentò di diventare autore comico e compose una farsetta, che volle, a tutti i costi, leggere al brillante d'una compagnia primaria.
Il brillante fece di tutto per evitare questa rottura di scatole: ma un giorno in cui, per la centesima volta, Martino gli rimetteva il suo manoscritto alla gola, decise di farla finita e gli disse:
— Sia pure: leggetela. Ma v'avverto che, secondo me, la lettura d'una farsa non deve durare più di quel che duri un sigaro. Perciò, accendo questo sigaro e, se avrete finito di leggere quando lo butto via, accetto la farsa, se no....
Il brillante fuma e Martino legge rapidamente; ma tale è la rapidità della lettura e tanta la confusione, che tartaglia sempre in modo incredibile. A misura che il sigaro si consuma, egli aumenta la velocità e tartaglia più che mai.
Il brillante aspira l'ultima boccata di fumo e Martino finisce l'ultima scena. Poi con un certo fare di aspettazione e di trionfo, domanda:
— Ebbene: che ne dice?
— Sì! — risponde il brillante; — c'è una buona trovata: quel padre, quella madre, quella figlia, quell'amoroso, quella cameriera che tartagliano tutti è un'idea abbastanza originale e mi piace.
— Ma scusi, non son mica i personaggi che tartagliano.... sono io.