— Ma allora, caro mio, non vale più niente!
Gioco e iettatura.
Tra le classi sociali che credono fermamente nella iettatura, dopo gli artisti di canto, vien certamente quella dei giocatori.
Il giocatore, il vero giocatore, il giocatore di buona razza non può ammettere mai d'avere perduto per le combinazioni del gioco o per l'abilità dell'avversario; no, egli ha perduto unicamente per influenza d'una cosa o d'una persona che ha proiettato su lui tutto il fluido nefasto della iettatura.
Tra i molti e bei tipi di giocatori che conosco, uno dei più singolari è il commendatore Leopoldo Bonicelli, bolognese, capo-sezione ai ministero della guerra. Tutte le sere, dalle nove alle due dopo la mezzanotte, egli va a giocare in casa del generale Gandolfi, appassionato cultore anche lui del picchetto e dell'écarté. Quando finisce il gioco in casa Gandolfi, il commendatore Bonicelli, non ancora sazio, va a passare il resto della nottata al Club nazionale, con giocatori incorreggibili della sua specie e vi resta, certe volte, fino alle cinque del mattino.
L'iettatore è lo spavento segreto e continuo del commendator Bonicelli e i suoi amici, per farlo stranire, si divertono a mettergli intorno tutti quei tipi che gli sono antipatici e ch'egli ritiene capaci di iettatura. Quando fa un colpo cattivo o perde una partita, bestemmia tra i denti, dà un'occhiata torbida all'ingiro, dietro di sè, e appena vista una faccia nuova che a lui pare satura d'iettatura, esclama con sorriso pieno d'amara ironia: