— È musica.
È detto tutto.
La finzione è una trappola per il forastiero. L'indigeno conosce e tira via. In aprile e maggio, è largo e proficuo il concorso dei merli esotici, la più parte signore, inglesi e tedesche. A vederle, sono divertentissime. Girano e guardano con avidità, quasi in procinto di scovare una statua di Prassitele per dieci baiocchi. Appena s'accostano a una baracca, mettono subito la mano sopra le cose brutte o false. Hanno una passione speciale per quelle vecchie lampade a olio, che non facevan luce, ma che in compenso mandavano un delizioso puzzo di moccolaia. E son capaci di pagarle una somma, mentre è roba che non val neppure il prezzo del metallo. La forma del contratto è ingenua. La forastiera sta sulle sue, perchè l'hanno avvisata.
— Non si confonda: offra sempre la metà.
L'uomo della baracca conosce questo debole e domanda il triplo. Ecco, la signora ha preso il famoso lume a olio che, trent'anni fa, quand'era nuovo, era brutto come adesso, lo guarda sopra e sotto, quasi volesse scoprire la firma dell'autore, poi chiede invariabilmente:
— Essere antico?
— Si figuri! è una lampada cristiana.
— Quanto costare?