— Povero padre.... con questa creatura.... che muore dal freddo!

Anche l'altra notte, con un caldo sciroccale che levava il respiro, la povera creatura moriva sempre regolarmente di freddo.

Ve ne potrei dire altri cento, di simili chiapparelli, ma mi limiterò a quello del fiasco rotto.

Una sera, passavo per piazza di Sant'Ignazio e vidi un gruppetto di gente, presso la scalinata della chiesa, attorno a un monello, che mandava gemiti strazianti. E una donnetta diceva:

— Poverino! se va a casa, chi sa quante legnate! è scivolato e ha rotto il fiasco.

In due o tre, abbiamo messo insieme una lira di soldini, supplicando il ragazzino di andare a casa, chè la mamma non lo avrebbe picchiato. E la buona donnetta, pigliandolo per mano:

— Vieni, Cocco, non aver paura, che t'accompagno io. Dove stai di casa?

Mi fermai un minuto, per accendere la sigaretta, e vidi che la donnetta tornava addietro, raccoglieva i cocci del fiasco, poi raggiungeva il bimbo e spariva verso la Rotonda.

La sera appresso, quasi alla stessa ora, ripasso di lì e che trovo? Ancora il bimbo che piange, il fiasco rotto a terra in un liquido scuro e sospetto, e la stessa donnetta che dice a due o tre pietosi: