mercoledì:. — calzoni caffè — gilè e soprabito grigi.

giovedì: — gilè e calzoni caffè — soprabito grigio.... ecc.

Era amico intimo di sei nobili famiglie, presso ciascuna delle quali, commensale amabile e ricercato, godeva di un pranzo ebdomadario, così che era provvisto per sei giorni; il settimo, che spesso era domenica, pranzava in un'osteriaccia suburbana, ma prendeva il caffè nel primo restaurant della città.

Abitava in un quartiere elegante, che costava tremila lire d'affitto, ma ne subaffittava due terzi per duemila seicento lire. Il figlio del portiere, per dieci lire il mese, fingeva d'essere il suo domestico, ma non poteva indossare la livrea che in caso di qualche visita, caso del resto rarissimo, perchè il marchese passava fuori tutta la giornata. Viveva da scapolo, ma era vedovo; la marchesa, una brava figliuola, era morta dopo un anno di matrimonio e lui, bisogna dire la verità, l'aveva pianta assai; ma, quando gli portarono la nota delle spese per i funerali, che ascendevano a più di quattromila lire, esclamò:

— Quattromila! quattromila!... perdinci: avrei preferito che non fosse morta!

Non c'era caso che gli venisse l'idea di dare un soldo a un povero; pure, qualche volta, trovandosi insieme con persone di riguardo, se un mendicante si accostava, era capace perfino di lasciar cadere nel cappellaccio una moneta da due soldi. Ma con che strazio!

Un giorno, passeggiava con un amico intimo, quando al cantone d'una via, una voce querula disse:

— Fate la carità al povero orbo. —

L'amico diede al cieco cinque o sei soldi; il marchese fece finta di non darsene per inteso, tanto più che l'amico era una persona così di confidenza, che non gli dava soggezione di sorta.