Ciao, Eugenio: ci vediamo, stasera, al circolo?

— Sì.... cioè, non so.

— Se vieni, mi ci trovi di certo; non tornerò al municipio che verso mezzanotte.

Il marchese andò via; non così la baronessa Manassero, vecchia pettegola, che s'accorgeva benissimo quanto la sua presenza fosse d'imbarazzo, ma ci pigliava gusto appunto per ciò.

La conversazione languiva e la contessa Emilia aveva soffocato più d'un leggero sbadiglio sotto il fazzoletto di pizzo di Fiandra: ma la baronessa si mostrava inesorabile.

Alla fine, la contessa si alzò, dicendo alla vecchia:

— Ah! lei ancora non ha visto gli acquerelli del povero De Nittis, comprati ier l'altro da Ottavio? venga, venga.... stanno di là.

Era un congedo in piena regola e la baronessa, passando davanti al marchese Eugenio Jung, gli porse la mano, in segno di saluto, con un risolino sarcastico di vecchia maligna.

Due minuti dopo, la contessa rientrava, sola, nel salotto, e con le belle braccia incrociate si fermava davanti a Eugenio Jung.

— Dunque, tu mi vuoi compromettere?