In mezzo a quella monotonia, ecco, si spalanca l'uscio con una certa solennità e appare la faccia onesta e sorridente dell'usciere Gaetano, che precede un cosetto vestito di nero, una specie di Leopardi in preparazione, un giovanottino un po' gobbo, paffutello e giallognolo, con piccoli occhi e grandi occhiali, con due labbra infantili, senza ombra di baffi, col mento rotondetto affondato in un solino magistrale, corredato di enorme cravatta nera; soprabito di panno abbottonato, stile del risorgimento nazionale: un tipo: un nuovo.
— Scusi, — dice con voce commossa all'usciere, — dove mi posso sedere?
— Si metta pure dove crede lei, chè tanto, a queste sedute, non viene quasi nessuno.
— Grazie.
— Di niente, s'immagini.
Il neofita, con due orecchi rossi come due pomodori, guarda con la coda dell'occhio a destra e a sinistra, e non vede che individui sdraiati comodamente, i quali lo fissano con curiosità e con un fare leggermente canzonatorio.
Dopo aver meditato a lungo e arrossito parecchie volte, finalmente si decide e, a piccoli passi fatti con cautela straordinaria, quasi camminasse sulle ova, si accosta al primo banco e siede vicino a me, non prima d'avermi detto, con fare cerimonioso:
— Scusi tanto: posso sedere a questo posto?
— Se non hai male alle reni, si, figlio mio! — gli risponde con paterna e incoraggiante bonomia.