La sera, alle sette e tre quarti, tornò al palazzo Reginaldi e la cameriera gli disse:

— La signora contessa finisce di vestirsi e subito è da lei: ma già, c'è tempo più di mezz'ora al teatro!

— Ah, sicuro! — fece Eugenio, e un lampo di trionfo e di piacere gli balenò negli occhi: — e Ottavio?

— È già andato al municipio.

Ah! quella cenetta, col pungolo dello paure, coi misteri piccanti del frutto proibito, era veramente incantevole!

Donna Emilia, raggiante in un pittoresco disordine, rovesciava spesso la testa sulla spalliera, mostrava i denti bianchi come il gelsomino e diceva:

— Pare la scena del terz'atto del Divorçons!... è il secondo o il terzo? non me ne ricordo più.

Eugenio, con gli occhi lustri e le guancie accese, non faceva che stappare bottiglie, e i vini giallicci spumavano, ondeggiavano, brillando al chiarore dei candelabri, come una pioggia di topazi.