Quel signore!
Il segretario accorse con una letterina, che Mario appena ebbe forza di leggere:
— Ma che fai? dove sei? appena giunti a Bologna, mi misi d'accordo con l'albergatore, perchè dicesse che tu eri andato a Firenze per ventiquattr'ore. Non abbiamo passato che una notte a Bologna. Spirate le ventiquattr'ore, Giacinta volle partire per Firenze. Vieni, ci troverai alloggiati, all'Hôtel Washington.
Augusto.
— Vuol riposare? — chiese cortesemente il segretario; — sono ancora libere io camere dei suoi amici: il 14 e il 15. Quale desidera?
— I miei amici! — ripetè Mario, con voce sepolcrale: — no.... non sono stanco e poi devo ripartire adesso, adesso: fate venire un legno.
Questa volta, lo sventurato Mario acchiappò il diretto e giunse a Firenze alle nove e venti di sera; alle dieci, le sue gambe, tremanti sotto un corpo affranto, salivano le scale dell'Hôtel Washington.
Sul primo ripiano c'era Augusto con le braccia aperte: dalla ringhiera, al secondo ripiano, si spenzolava Giacinta, che gridava con tenerezza:
— Mario! Mariuccio!