Augusto abbracciò fortemente l'amico e gli bisbigliò all'orecchio:
— Bada: che lei crede che tu arrivi da Orvieto.
— Grazie! — mormorò Mario, coi denti stretti, e salì ancora.
Giacinta gli buttò le braccia al collo, baciucchiando quella faccia smunta e intrisa di fuliggine.
— Cattivaccio! — gli disse, poi — ne ho passato delle inquietudini!... se non era per Augusto che cercava distrarmi!... son finiti o no, questi affari benedetti? Io, poi, t'ho da raccontare tante cose....
— Ah, sì?
— Quel che è successo, in questi giorni!... figurati che, quando siamo arrivati a Bologna, ci hanno preso per marito e moglie....
— Ah, questa è graziosa tanto, — esclamò Mario, con un riso cadaverico.