Non si è mai abbastanza ignoranti.
Fra i cavalieri della corona d'Italia, Ignazio Cipicchia era il più infelice di tutti, a causa del suo matrimonio con Felicetta Cobianchi, per quanto lei, poveraccia, osservasse scrupolosamente i suoi doveri di donna, di cittadina, di sposa e di futura madre di famiglia.
Il cavaliere Ignazio Cipicchia, deponendo le sue sofferenze morali nel gilé d'un amico d'infanzia, gemeva con accento malinconico:
— Ho sposato un'oca, credi, una vera oca.... ma che dico? Le oche hanno un'intelligenza qualsiasi, hanno perfino un posto nella storia.... Felicetta, invece, non è nemmeno un'oca.... io non ho il diritto di classificare questa santa donna in nessuna specie del regno animale, nè tra i vertebrati, nè tra gl'invertebrati....
— Ma che fa, tutta la giornata, in casa? non fa niente? non sa far nulla?
— Al contrario: purtroppo, ella sa far tutto: dalle calze allo stufatino d'agnello, dai più ignobili lavori all'uncinetto fino ai senapismi.... ma ella non sa dire quattro parole sopra un argomento qualsiasi, che non abbia relazione colle faccende domestiche. Tutto ciò che eleva lo spirito, per lei non esiste affatto. Vuoi escire? (le ho detto ieri) andremo alla Società orchestrale. Sai che mi ha risposto? (contraffacendo la voce): “Grazie! preferisco restare a casa a far la pulizia delle camere”. Si direbbe, quasi, che lo scopo della sua esistenza, invece di uno scopo, non sia che una scopa....