Una volta sola si è riudito il rombo di un convoglio risuonare nella prima galleria, poco più in basso. E si vide sbucare lentamente all'aperto, con la cautela d'una grossa bestia sospettosa che esca dalla tana, un grigio treno blindato. Si fermò a osservare, sparò in fretta alcune cannonate, poi ci pensò meglio e si ritrasse prudentemente immergendosi per la coda nel buio.

Le truppe circondano senza tristezza i loro eroi caduti. Ne raccontano le gesta, con semplicità. Episodi magnifici e senza numero. Una notte, nella seconda fase delle operazioni, dopo la conquista, un caporale si offrì volontario per andare a far saltare una mitragliatrice troppo molesta. «Ma è impossibile!» — dicevano i più temerarî. Egli si ostinò, e uscì dalla trincea, spingendo avanti il tubo esplosivo. Arrivò, sotto al fuoco, a metterlo a due o tre metri dalla mitragliatrice; arrivò ad accendere la miccia. Ma lo zampillare delle scintille permise al nemico di dirigere meglio il tiro della mitragliatrice stessa, l'eroe crivellato si accasciò. Abbattendosi spezzò la miccia accesa, l'esplosione mancò. I soldati decretarono al morto la sepoltura d'onore, ed egli dorme nel centro del piccolo cimitero, sotto ad un tumulo più alto e più solenne.

Un altro racconto ricordo. In una compagnia combatteva un volontario dai baffi bianchi. Aveva sessanta anni, era soldato semplice. Il suo esempio trascinava tutti. Si era arruolato per seguire alla guerra il suo figliuolo. Servivano nella stessa compagnia, non si lasciavano mai. Si vedevano nelle marce quei due soldati vicini, così diversi e così somiglianti, che si tenevano per la mano. Si tenevano per la mano i due soldati per un'abitudine vecchia, di quando i baffi bianchi di uno erano neri e l'altro era un bimbo. Non ci si accorge mai che i bimbi crescono e che i baffi diventano bianchi. Forse anche in quell'allacciamento perpetuo di vita vi era un impulso misterioso di addio. Nel combattimento, sempre in prima linea, erano sempre avanti, spalla a spalla. Durante l'avanzata su Zagora, l'8 agosto, il figlio cadde mortalmente ferito.

Il padre gettò il fucile e si slanciò a sorreggere il morente. Intorno i soldati delle seconde linee passavano di corsa. Qualcuno si fermò un istante presso a quel gruppo. Il vecchio compagno era adorato. Egli, deposto dolcemente a terra il ferito, gli sorreggeva la testa e s'insanguinava la mano tremante per sbottonarlo e cercare la piaga. Poi, con uno scatto, sollevò la faccia pallida, calma, solenne, esclamando: «Ma perchè non l'ho avuta io?» In quell'istante una palla lo colpì sulla tempia.

Il vecchio volontario si rovesciò sul figlio. La morte li riuniva ancora.

Ma la tristezza e la poesia di questi episodi di sangue appare dopo, ripensandoli in un altro ambiente. Lì tutto sembra naturale come è naturale la vita. Tutto è forza e fervore, laggiù, è giovinezza, è gaiezza. E canzoni liete echeggiano nel tragico bosco di Plava come nella più lontana, quieta e ridente campagna del mondo.

GUERRA D'ASSEDIO INTORNO A GORIZIA.
UN ATTO DI SUBLIME SACRIFICIO.

2 ottobre.

Abbiamo visto Gorizia dalla vetta del Corada, che si erge quasi di fronte a Plava. Contro alla luce del sole già alto, le montagne ai cui piedi la città si distende parevano fatte d'ombra azzurra, glauche come onde. La più alta, il Monte Santo, si acuminava nel campanile del suo santuario, antica mèta di pellegrinaggi. La tortuosa strada che vi sale da Gorizia sull'altro versante, e che noi non potevamo scorgere, ha una cappella votiva ad ogni svolta, una chiesuola ad ogni giro, una croce ad ogni passo, e da quattro mesi non vede salire che cannoni austriaci. Quel monte della preghiera è diventato la più formidabile delle fortezze, tutta vita di artiglierie introvabili che il bosco nasconde.

La schiena del Sabotino, vicino a lei, si allungava e si sollevava di scorcio come la groppa di un cavallo che s'impenni, coperta da un finimento di trincee: verso il collo le austriache, sulle reni le nostre. In un lungo scintillìo, in una voluta di luce che si spegneva subitamente nell'ombra di una gola, l'Isonzo, passata Plava, andava verso il sud a perdersi fra il Monte Santo e il Sabotino, fra questi due solenni pilastri che formano una specie di porta al fiume, oltre la quale comincia la calma magnificenza della pianura friulana. Gorizia è sulla soglia.