I centocinquanta uomini che avevano traghettato all'altra riva si ritenevano perduti, ma tardi nella notte si è saputo che erano in salvo. Guidati da un energico e intelligente ufficiale, quando si sono accorti che erano abbandonati alla loro iniziativa, si sono spostati sulla destra, al coperto dei cespugli, lungo la riva, facendo prigioniere delle vedette, sorprendendo dei corpi di guardia, ed erano riusciti a raggiungere le truppe che avevano occupato Fogliano, un chilometro e mezzo a valle di Sagrado.

Il giorno dopo, il 24 giugno, si ricomincia. Non si può immaginare niente di più grande e di più terribile di questa ostinazione eroica, nella quale la volontà del comando e lo slancio degli uomini si fondono e sono come la forza e l'acciaio di un maglio che batta e che spezzi.

Si attese di nuovo l'ora oscura. I primi sbarchi avvennero nel silenzio. Il nemico non si aspettava un altro tentativo così immediato. Quando si accorse di un movimento sul fiume, incominciò un fuoco di artiglieria disordinato, un fuoco di ricerca. Le barche andavano e venivano sotto al lampo degli shrapnells. A poco a poco il tiro cominciò a farsi accurato. Qualche barca colpita tornava indietro, metteva a terra gli uomini feriti, ne prendeva altrettanti validi, e ripartiva col carico completo. Il bombardamento si faceva più intenso e più esatto. Nuove batterie nemiche entravano in azione. Delle imbarcazioni non arrivavano più a metà del fiume che dovevano virare per ricondurre dieci, dodici feriti. Alcune facevano acqua, forate dalle pallette e dalle schegge. Alle undici della notte il traghetto fu sospeso. Erano passati circa cinquecento uomini, spariti, laggiù, nelle tenebre e nel silenzio della riva opposta.

Il bombardamento cessò. Il nemico credette forse fallito anche il quinto tentativo. Ma nella quiete profonda un nuovo lavoro cominciava. Si gettava un ponte. Centinaia di uomini portavano il legname, portavano le barche, e la riva si empiva di un affaccendamento intenso e cauto, del quale a cinquanta passi nulla si udiva. Qualche lieve urto di tavole, dei tuffi di àncore gettate, un gorgoglìo di carene, un sordo calpestìo di piedi nudi sul legno, e nell'ombra il ponte avanzava sul frusciare sommesso della corrente nera.

All'alba la costruzione era arrivata alla metà del fiume. Non si aspettò che fosse finita; quel breve tratto di acqua scoperta poteva essere rapidamente traversato con le barche. Ricominciò il passaggio. La truppa percorreva il ponte a drappelli, arrivava in fondo, s'imbarcava. Andava verso il mistero dell'altra sponda con una calma solenne e fiera. Alle tre, l'artiglieria austriaca aprì il fuoco sul ponte.

Il passaggio continuò sotto alla tempesta delle cannonate, per qualche tempo. Il tiro era a granata, e i proiettili cadevano nel fiume o sulla sabbia. Non tardò molto però ad avvicinarsi al ponte. Una raffica arrivò sulle barche. Si vide il ponte spezzarsi; tre campate affondarono. La costruzione e il traghetto furono abbandonati, non un uomo poteva più passare. Sulla riva sinistra era sbarcato, in tutto, un battaglione di fanteria.

Questo battaglione, solo, tagliato fuori, senza scampo, allo scoperto, attaccò. Troppo debole per difendersi, mosse all'assalto. Si gettò su Sagrado, respinse il nemico, occupò il paese, vi si trincerò, e aspettò.

SULLE PENDICI DEL CARSO.

6 ottobre.

Sagrado, per la sua posizione, aveva questo vantaggio: che le artiglierie nemiche non potevano toccarlo. Era in un angolo morto. Una delle ragioni per cui l'offensiva nostra puntava con tanta insistenza sopra Sagrado, era precisamente l'invulnerabilità di Sagrado al cannone. Sagrado è alla punta dello sperone che il Carso avanza nel piano; il tiro incrociato delle artiglierie austriache piazzate oltre il ciglione, lungo i due lati dell'angolo, poteva battere tutti i declivî ma non arrivava ad una piccola zona al vertice. Prendendo Sagrado si aveva una strada verso l'altipiano quasi salva dal bombardamento.