Ma Vittorio Emanuele non può stare lungo tempo lontano dall'azione. Sente il bisogno di esservi dentro. Quando ha avuto una visione generale della situazione, sceglie il suo posto e parte. Ogni giorno è in un punto ove si combatte. Dov'è andato oggi? Lasciata l'altura, è risalito nella sua automobile, e qualche minuto dopo la vettura reale filava laggiù, sulle strade battute dagli shrapnells austriaci, attraverso villaggi che il bombardamento sforacchia e demolisce, diretta a qualche interessante settore del fronte.
Finchè si è potuta vedere, finchè la sua scìa polverosa ha indicato il suo cammino sulla zona del fuoco, centinaia di sguardi l'hanno seguìta in un silenzio commosso, pieno di una lieve angoscia, e mai il motto solenne della lealtà britannica ha avuto una più intensa significazione: Dio salvi il Re!
Alla notte la tempesta di artiglierie, durata due giorni, si è calmata. La lotta si è sopita. Un temporale scendeva dal nord, con un tremolìo di lampi, e pareva che il cielo a sua volta fosse in battaglia. Delle vivide luci azzurre di segnale brillavano di tanto in tanto nel buio, sulle posizioni austriache. In fondo alla pianura oscura, morta, invisibile, l'incendio di Lucinico metteva un punteggiare di bragie.
I risultati di questi due giorni di combattimenti? Plava. Si lottava a Gorizia per passare altrove. Bisognava impegnare tutto il fronte, per forzare un punto. Il muro è così scavalcato in tre posti. Se la porta resiste ancora, noi siamo già entrati. Abbiamo spezzato il baluardo; però altri ed altri la montagna ne oppone al di là.
I nostri progressi, sicuri, solidi, non possono essere che lenti. Non è osservando per qualche giorno il panorama della battaglia centrale che può esser dato di scorgerli. Essi si rivelano all'improvviso, ora in una zona, ora in un'altra, e spesso quello che si vede non è che una preparazione, come il picchiare faticoso sopra una roccia è la preparazione della mina che la farà crollare.
IN UN OSPEDALE.
5 agosto.
Sono arrivati improvvisamente. È stato un succedersi affannoso di camions d'ambulanza sulla ghiaia fine dei viali, all'ingresso dell'ospedale chiaro ed elegante come una grande villa; e a mano a mano che venivano discesi dai veicoli, in un affaccendamento pieno di delicatezza e di ordine i feriti erano accolti nel vestibolo, spogliati delle loro uniformi lacere e sporche di sangue disseccato, trasportati con cautela nei letti bianchi che si allineano nelle vaste sale luminose e fresche, dalle cui ampie finestre spalancate giunge appena, simile ad un lontano rombo di marea, il profondo respiro della città. Poi la quiete si è ricomposta nel nitido edificio, e sui volti dei nuovi ospiti si è diffusa a poco a poco una espressione di riposo e di beatitudine.
Il primo sentimento del soldato che arriva in un ospedale è una specie di dolce stupore per l'immobilità soffice e definitiva che lo accoglie. Assapora il benessere della immobilità con aria trasognata. Non parla. Gira intorno uno sguardo mobile, interrogatore, che studia, che cerca di rendersi conto delle cose nuove che lo circondano e nel quale brilla ancora di tanto in tanto l'esaltazione della lotta.