È lassù una guerra di sentinelle. In quel labirinto fantastico di vallette anguste, di gole profonde, di burroni, di precipizî tenebrosi, due sole strade di qualche valore strategico riescono a inerpicarsi, serpeggiando faticosamente sulle gigantesche pareti dei monti, e a valicare la frontiera. La strada dello Stelvio, che tocca l'estremo limite del confine, e che le nevi bloccano durante otto mesi dell'anno, e più a sud la strada del Tonale. Non vi sono altri valichi se non dei paurosi sentieri da cacciatori di camosci, minuscoli passaggi mulattieri, viottoli che seguono il corso dei burroni, nell'ombra gelida delle gole, e che scalano le selle al bordo sinuoso dei ghiacciai. Pochi uomini vi si possono muovere. Da una parte e dall'altra, l'azione che si svolge in quelle fantastiche zone è più che altro di vigilanza.

Si fiancheggia l'azione più ampia che, salita dal sud, fronteggia ora i formidabili sbarramenti di fortezze che gli austriaci hanno creato in tutte le valli accessibili all'invasione italiana. Sui valichi dello Stelvio e del Tonale, all'estremità sinistra italiana, si sorveglia e si blocca.

Verso queste regioni, all'ultimo limite occidentale del nostro fronte, abbiamo iniziato la nostra visita al fronte.

Si vigila e si blocca, ma non si creda che questa guerra di sentinelle si svolga nell'immobilità. Per consolidare il possesso dei valichi bisogna occupare le posizioni dominanti. Si porta la lotta sempre più in alto. Sono scalate fantastiche verso il cielo, ascensioni notturne di creste turrite, sorprese, attacchi, e le fucilate echeggiano per i deserti glaciali delle vette. La guerra si assottiglia salendo: nelle pianure sono le grandi masse che operano, nelle vallate sono nuclei, nelle gole reparti, e sulle cime pattuglie. La battaglia diviene scaramuccia, e in alto in alto la guerra finisce in una caccia, fatta di sorprese e di agguati, al di sopra del mondo abitato, fra le nubi, sul bordo di abissi, entro un silenzio spaventoso.

Ogni sentiero, ogni passo, è il teatro di minuscole operazioni di guerra; ma sui due valichi principali, che permettono una maggiore concentrazione di forze, e il cui possesso ha un'importanza che pesa sullo svolgimento generale della guerra, l'azione si allarga. Sullo Stelvio e sul Tonale il combattimento di posizioni si è stabilito regolarmente, e sulle fanterie, trincerate fino ai nevai, passano i proiettili di artiglierie issate ad altezze favolose.

È avvicinandosi a Bormio che si ode la prima voce della guerra. Scende dallo Stelvio, echeggiando lungamente per le gole dirupate e nude, un rombo di cannoni.

Il paesaggio si è fatto a poco a poco di una maestà sinistra. La Valtellina, che si risale lungo il corso limpido e veloce dell'Adda, si è andata restringendo e oscurandosi fra balze ripide, che rovesciano di quando in quando fino alla strada lunghe frane di macigni attraverso le boscaglie di abeti. Sboccando sulla prateria in fondo alla quale Bormio si adagia, pare che non vi siano più vie di uscita. Il verde delle vegetazioni risale tutto intorno, poi cessa bruscamente, e la immane corona delle rocce nude si erge impetuosa, a picco, irrompendo vertiginosamente dalle terre viventi, nuda, sterile, grigia, fino alle diafanità azzurrastre di altitudini prodigiose, striata sulle vette da uno splendore di nevi. Le imboccature delle gole superiori non si scorgono a prima vista; la strada che sale allo Stelvio sembra perdersi in una fenditura inaccessibile del monte.

Da questa fenditura, prolungato da mille echi, scende il tuono delle artiglierie.

Non abbiamo potuto avvicinare le posizioni oltre Bormio, ma le notizie affluiscono nella piccola città montanara.

Allo Stelvio si appoggia la nostra estrema sinistra. La lotta ferve intorno al passo, il cui possesso si contende. La battaglia si svolge a tremila metri di altezza. Come quasi per tutto, gli austriaci posseggono posizioni dominanti, dalle quali dobbiamo scacciarli. Le loro trincee più avanzate sono su creste rocciose al di sopra della molle e immacolata distesa di un ghiacciaio. Essi tengono un ciglio del monte; i nostri alpini sono riusciti ad occupare e a consolidarsi sopra un altro ciglio, e avanzano.