— Ma — balbetta l'austriaco con voce strozzata — ma.... voi siete un ufficiale italiano!

— Perfettamente! — fu la risposta — e questi sono soldati italiani.

Dai cespugli tutto intorno emergevano teste di bersaglieri e baionette. Un minuto dopo la pattuglia austriaca marciava via prigioniera.

Una spedizione assai più drammatica fu quella compita sul Ponale per interrompere l'impianto elettrico che fornisce energia a Riva, spedizione che fu annunziata con sei parole dal bollettino del 27 giugno.

Non fu per lasciare Riva al buio che venne compita quell'audacissima impresa, ma per estinguere i proiettori austriaci, che la forza elettrica del Ponale accendeva sul fronte fino a Rovereto, e per disarmare i reticolati fulminanti della loro micidiale possanza.

L'impianto elettrico aveva le sue prese idrauliche ad una chiusa del lago di Ledro, vicino a Molina, in fondo alla valle che le nostre posizioni avanzate ora sovrastano. L'acqua in pressione imboccava due enormi tubi accoppiati. Fra i nostri alpini si trovava un operaio che aveva lavorato all'impianto, e che si offrì per guidare la spedizione.

Partirono in cinque. I loro nomi erano stati tirati a sorte. Alla compagnia schierata il capitano aveva domandato cinque volontari, dopo avere spiegato i rischi dell'impresa; ma all'ordine di «chi vuole andare faccia un passo avanti» tutta la compagnia fece un passo avanti, con tanta regolarità di manovra che l'ufficiale credette di essere stato frainteso. «No, no — gridò — capitemi bene, quelli che si offrono escano dalle righe!» E la compagnia intera, per essere ben capita anche lei, fece due passi avanti. Così si ricorse alla sorte.

Si trattava di attraversare gli avamposti del nemico e di andare a lavorare fra i suoi accantonamenti. Per lunghi giorni i sentieri erano stati ricercati e studiati. Il piano dell'impresa era completo. Ognuno dei cinque aveva un còmpito preciso, stabilito prima. Alla partenza, l'ordine fu di non parlare fino al ritorno, di non aprire bocca qualunque cosa avvenisse.

I cinque muti lasciarono il campo in una notte di bufera, oscurissima. Discendevano per le forre del Martinel da sterpo in sterpo, quando si trovarono a qualche metro da una pattuglia austriaca. Aspettarono lungamente, immobili, coricati fra i rovi. La pattuglia austriaca passò.

Poco lontano dalle chiuse, i tubi dell'acqua facevano un gomito. Ogni soldato aveva sulle spalle dei sacchi di sabbia e un carico di gelatina esplosiva. Arrivati a quel punto, senza una parola, deposero tutto in terra. Quattro di loro si allontanarono in direzioni prestabilite e si sdraiarono vigilando. Rimase uno solo ad eseguire il lavoro di mina: l'operaio. La pioggia s'era calmata, e s'intravvedevano le nubi basse che fuggivano tumultuosamente verso il Garda. Una finestra illuminata, vicina, alle prime case di Molina, pareva spiare nella notte.