A oriente, il massiccio roccioso, biancastro, tutto a stratificazioni, sul quale la torre si fonda, risale a piatto inclinato, va su dolcemente come un bastione, come il muro di cinta di una favolosa fortezza di cui l'Averau sia il mastio, e forma la vetta del Nuvolau. Nella sella fra le due vette, un rifugio, una casetta di pietra, il «Nuvolau Pass Hütte». Sulla cima del Nuvolau, un altro rifugio, un puntino bianco, il «Saxendankehütte». In realtà sono due caserme austriache che dovevano permettere la difesa del passo. Ma la montagna fu presa quasi senza lotta nella rapida avanzata iniziale, dopo l'occupazione del Porè, le cui falde verdi abbiamo contornato salendo. Ed ora il gruppo del Nuvolau si erge dominatore sulla lotta che si svolge intorno, a semicerchio, da levante a ponente.

Dietro a noi, scalando l'ultimo ciglio, vedevamo inabissarsi la valle del Fiorentina, cupa, selvosa, colma di un'ombra perenne. Tra la ridente valle del Cismone, nella quale si adagia la pittoresca cittadina di Fiera di Primiero, che visitammo nella ultima escursione, e la valle del Boite, che da Pieve di Cadore e per Cortina d'Ampezzo incanala la strada che scende sulla Drava a Toblach, fra questi due passaggi principali, come abbiamo già visto fra la Val d'Adige e la Valsugana, si dirama tutto un labirinto di vallette e di gole che immettono a valichi e a passi, lungo le quali strade mulattiere od erti sentieri da alpigiani salgono a cercare un varco nelle selle dell'alta montagna, talvolta fino ai ghiacciai. La valle del Fiorentina è uno di questi solchi, nei quali il sole estivo non scende che per qualche ora al giorno. L'inverno non finisce mai completamente nel profondo, dove la boscaglia rigida dei pini accumula ombra su ombra, e le rare case di legno, basse, ricordano le isbe siberiane. Le pietre si coprono di muschi nell'oscurità verdastra della selva, come per difendersi dal freddo, e sui praticelli scoscesi un effimero alito di primavera fa schiudere una delicata flora nordica.

Anche qui la guerra si sparpaglia nei passi, si spezza, si trita, si fa guerriglia, mentre sulle grandi strade l'azione s'innerva. Da valico a valico vi è una lotta di appoggio, di fiancheggiamento. Alle volte, su testate di valloni secondarî il combattimento si accanisce e si allarga non per il valore del passaggio ma per secondare l'azione che si svolge altrove, per arrivare a posizioni che dominano. Ogni episodio è l'anello di una catena. La sicurezza di un'ampia conca o di una rilevante vallata, per un allacciamento di occupazioni minuscole che sembrano isolate, può dipendere dall'esistenza di una pattuglia lontana, quasi sperduta, aggrampata ad una vetta precipitosa, una vetta che dalla conca o dalla vallata non si vede nemmeno.


Percorrendo il fronte come noi facciamo, da occidente ad oriente, si sente che l'azione va pulsando più intensa. La frontiera austriaca, dopo essere discesa a inglobare nell'impero le terre più santamente nostre, fino al Garda, risale nel Cadore ad avvicinarsi alla frontiera geografica, pur così lontana. Qui la nostra offensiva si è trovata relativamente più prossima alla vera terra austriaca e punta verso il fianco di grandi comunicazioni interne dell'impero. Perciò le difese si accumulano contro questi sbocchi e la guerra vi si fa più attiva e più aspra.

Al di là della tenebrosa vallata del Fiorentina, alto in una profondità azzurra si apriva al nostro sguardo stupito tutto un oceano di montagne, una fantastica distesa di immense onde di pietra dalle creste frastagliate e in ombra, lambite appena sul fianco dal sole, diafane e di un colore glauco di acque, con sollevamenti fluidi di costoni cilestrini, una sterminata evanescenza di forme gigantesche nelle quali non si riconosceva più l'eterna immobilità poderosa della roccia. Sulle onde, dei marosi più alti, un irrompere di masse sublimi: il Pelmo dominatore e nobile, un signore dei monti, il Civetta seghettato e strano, le Pale di San Martino più lontane, una furia di guglie turchine, e ad occidente il Marmolada solenne, sul quale i ghiacciai accumulano nevicate di millenni nel loro spessore ovattato. Ghiacciai e nevai chiazzano di candore l'azzurro delle vette ed hanno una mollezza di nubi rapprese fra le cime, di nubi adagiate e immobili.

A mano a mano che, isolatamente per non essere scorti dalle vedette nemiche, salivamo le ultime rampe del passo dell'Averau, scoprivamo alla nostra sinistra l'angusta e vicina valle d'Andraz, al di là della quale il famoso Col di Lana pareva salire con noi, oltre un costone dell'Averau, mostrandoci prima la sua cima nuda, poi le sue falde boscose, poi i suoi declivî più bassi immersi nell'ombra. Sul Col di Lana il combattimento è continuo. Anzi, è il solo punto di questa zona nel quale la battaglia abbia assunto un carattere regolare, sistematico, continuativo.

Un'occhiata ad una carta ne rivela subito la ragione. Risalite con lo sguardo la strada che da Feltre per Agordo arriva, correndo da sud a nord, alla frontiera lungo la valle del Cordevole. Il Col di Lana fronteggia la valle e la domina. Appena il viaggiatore arriva a quel delizioso laghetto che il Cordevole forma vicino al villaggio di Alleghe, nello sfondo, simmetricamente fra le due verdi pareti laterali della valle, si vede profilarsi il cono quasi regolare di un monte che ha l'aria di chiudere il passo. È il Col di Lana, che sorge alla confluenza del Cordevole e dell'Andraz, come una di quelle case erette ad un bivio, che si vedono da lontano e che sbarrano la prospettiva.


Ma la strada non continua lungo la valle oltre la frontiera, il Cordevole non costituisce un passo primario; e la lotta non si sarebbe fatta forse così intensa sul Col di Lana, se ai piedi della montagna, quasi rasentando la frontiera, non passasse la famosa strada delle Dolomiti, un'opera gigantesca, costata all'Austria delle somme colossali, la quale, correndo parallelamente al confine, costituiva una preziosa via di arrocco fra valle e valle. Essa era intesa a facilitare gli spostamenti delle forze destinate ad invaderci. Il possesso incontrastato di questa strada è di una utilità indiscutibile. Il Col di Lana la difende, e dominando tutta la valle superiore del Cordevole esso è anche un posto di osservazione eccellente, che piomba il suo sguardo nelle nostre retrovie.