Si incontra un professore soldato che conduce il carretto con la perizia di un vetturino, s'incontra un avvocato richiamato che taglia alberi nella selva, e appaiono pienamente soddisfatti delle loro nuove occupazioni. La guerra che ai lontani sembra piena soltanto di immagini di morte, è invece una vita più intensa, una vita violenta, semplice, antica.

Sulle pendici più verdi noi vediamo nelle vicinanze di San Pellegrino dei soldati che falciano l'erba. Qualche volta una granata urla, scoppia, e loro falciano l'erba. Poi tornano al campo, dietro agli asinelli carichi di bel fieno fresco e olezzante portando la falce sulla spalla, e canticchiando, il cappello di traverso, la pipa fra i denti. Si accumulano foraggi per le mucche, che pascolano più in basso, più al sicuro, guardate da un guerriero mandriano, e sembrano insetti chiari e immobili sul velluto dell'erba.

Quando verrà l'inverno, che già si annunzia con le sue brezze gelate, la neve si adagerà per uno spessore di sei, di sette metri, su tutte queste balze, e gli accampamenti sepolti non avranno più per lunghi mesi alcuna comunicazione col mondo. A questo sverno polare ci si prepara; si abbattono alberi, delle segherie si impiantano al salto dei burroni, delle tabià ingegnose sorgono. Muratori, carpentieri, falegnami, meccanici, lavorano intorno a grandi edifici, primitivi e rozzi, odoranti di resina, ai quali si dànno nomi pittoreschi: la Nave, il Palazzone....


Tutto ciò sparirà nella neve. Fra rifugio e rifugio si comunicherà attraverso gallerie scavate nel candore azzurrastro del ghiaccio. Si uscirà alla superficie gelata del monte come si esce da un pozzo, e via sugli sky leggeri che mandano scivolando uno stridore sommesso di seta lacerata, via sul bianco vestiti di bianco.

Per allora si falcia l'erba, che nutrirà il bestiame nelle stalle chiuse e piene di un caldo profumo di muschio. Per allora si ammassano munizioni e viveri nelle capanne e nei ricoveri. E bisogna che per allora le donne italiane si affrettino a far calze di lana, delle quali più di ogni altra cosa c'è bisogno.

Dopo essere saliti per chilometri e chilometri nella solitudine della montagna, sorprende e rallegra l'attività di questi campi, che lambono le nevi eterne, e che si trasformano in bei paeselli popolosi. Saranno le cittadine d'Italia più vicine al cielo.

I soldati vi hanno già creato una industria nuova. Con l'alluminio delle spolette austriache fabbricano dei graziosi e singolari anelli da dito, sui quali intagliano, con una perfezione proporzionata alla perizia, date, sigle, fiori, aquile. Ed è interessante vedere un atletico alpino, con delle dita da gigante, intento gravemente a scolpire scintillanti minuzie.

L'imitazione ha allargato l'industria. Il campo dei paraggi di San Pellegrino ha già una «Via degli Orefici». Ma i fabbricatori di anelli sono tanti che la materia prima qualche volta fa difetto. Allora se la fanno venire dall'Austria. Pigliano il fucile, vanno alla trincea, e sparano otto o dieci colpi.

L'effetto è immediato. L'artiglieria austriaca allarmata apre il fuoco. Gli shrapnells arrivano fragorosamente. Gli orefici tengono d'occhio i punti di scoppio, per potere andar poi a ritirare la merce in arrivo, e contano le esplosioni: una, due, tre.... cinque, sei.... Se arrivano ad otto la giornata è eccellente.