Così si occupano i momenti d'ozio. Intanto, dietro al suo riparo di sassi, la vedetta austriaca che esplora, segna l'ora dell'avvenimento e scrive nel suo rapporto: «L'attacco italiano è stato respinto».
NELLA CONCA D'AMPEZZO E INTORNO AL LAGO DI MISURINA.
8 settembre.
In mezzo alla smisurata violenza di forme rocciose delle Alpi Dolomitiche, nel cuore di quella convulsa moltitudine di vette e di balze nude, si adagiano due meravigliosi angoli di calma, pieni di una molle e riposante bellezza: sono la conca di Cortina d'Ampezzo e la valle di Misurina — nella quale s'incastra il lago famoso, freddo, verde e puro come uno smeraldo. Nel cavo delle sue ondate più eccelse, la grande tempesta dei monti cela e protegge questi due rifugi di tranquillità, così diversi fra loro, ridente l'uno, melanconico l'altro, ma pieni tutti e due di una non so quale dolcezza d'immobilità.
La valle del Boite, nella quale — proprio ai piedi delle terribili Tofane — s'apre la conca di Cortina, e la valle dell'Ansiei, che al sommo di un'aspra salita riserba al viaggiatore la sorpresa del piccolo lago pittoresco di Misurina, queste due vallate profonde, dopo un corso capriccioso, finiscono per risalire al nord quasi parallele e vicine, incanalando strade che conducono alla grande arteria austriaca: la vallata della Drava. Sono le strade per Toblach e per Welsberg, lungo le quali la nostra azione punta.
Il nemico accumula qui tutte le difese possibili, con una concitazione che somiglia all'allarme. Esso protegge energicamente gli approcci della Drava, che costituisce la sua comunicazione unica e vitale col Trentino e sul cui fianco sente gravare la minaccia delle nostre armi. In questo momento anche le lontane montagne di Toblach si stanno fortificando, secondo le voci che circolano fra gli abitanti, e tale eccesso di previsione rappresenta un riconoscimento inconfessato ma convinto del valore del nostro esercito.
La natura favorisce le opere della difesa. Ad una decina di chilometri al nord di Cortina e di Misurina, le due valli parallele sono traversate da occidente ad oriente da una vallata profonda, oltre la quale si ergono montagne immani e dirupate, che dopo un breve declivio, salgono fino ai tremila metri con pareti quasi a picco. Noi teniamo quasi tutti i massicci al di qua della vallata, il nemico tiene quelli al di là. I ciglioni sono fortificati. Gli austriaci non si sono contentati di erigervi delle trincee in cemento, preparate chi sa da quanto tempo, ma hanno disteso sul bordo degli abissi larghi reticolati, aspettandosi l'attacco anche dall'inaccessibile.
Tutti gli approcci erano difesi da fortezze: il forte di Landro allo sbocco del vallone di Rienz, sopra Misurina, risalito dalla strada per Toblach; e pure sopra a Misurina, il forte di Platzwiese, allo sbocco del vallone del Seeland, risalito dalla strada per Welsberg, il forte di Sompauses sopra Cortina, allo sbocco del vallone di Campo Croce. Una delle nostre operazioni più importanti fu il bombardamento sistematico dei forti.
Cominciarono gli austriaci a bombardare. Al secondo giorno della guerra tirarono dai forti nella conca di Misurina dove avevano avvistato forse qualche movimento di truppe. Era al momento in cui le nostre fanterie, a piccoli reparti, s'irradiavano sui valichi della frontiera. Il giorno dopo, infatti, occupavano dopo un vivo combattimento il Passo delle Tre Cime di Lavaredo, un'asprissima giogaia a nord-est di Misurina, una lunga cresta alla quale non manca che un metro per raggiungere l'altezza precisa di tre chilometri. Due compagnie austriache furono poste in fuga.