La lotta di scaramucce si propagava tutto intorno. Il 29 maggio l'occupazione da Misurina, per il passo delle Tre Croci che congiunge le due valli dell'Ansiei e del Boite come le due aste di un H sono congiunte dal taglio, arrivava a Cortina d'Ampezzo. Da Cortina si diramava e si spingeva, fiancheggiata dagli scalatori di vette, verso il passo di Falzarego a ponente, verso Podestagno a settentrione. Abbiamo parlato dell'azione sul passo di Falzarego, ai piedi delle Tofane e dell'Averau, dove ancora si combatte, nel caos delle rocce, intorno alle rovine dell'albergo di Falzarego, scoronato e bruciato dalle granate. Seguiamo la grande linea delle azioni che a quella si allacciano.


L'8 giugno l'avanzata al nord di Cortina respingeva il nemico verso Podestagno, proseguendo sotto al tiro del forte di Sompauses. Gli speroni laterali delle montagne, intorno ai quali la valle leggermente serpeggia, servivano da riparo; si balzava da canalone a canalone, da cresta a cresta, da costa a costa. La strada, bianca e dritta nel fondo della valle, era tempestata di colpi, infilata dal fuoco del forte, sbocconcellata ai bordi dalle granate. Bisognava che la nostra artiglieria avanzasse in appoggio della fanteria, e non vi erano altre vie che quella. L'artiglieria passò.

Una delle nostre batterie, reclamata dall'azione, si slanciò in pieno giorno su quella strada fumigante di esplosioni. La batteria era a Cortina; un ammassamento di cannoni, di cassoni, di cavalli, di soldati, ingombrava le linde vie della cittadina bianca. Il capitano comandante la batteria destinata ad avanzare era andato a scegliere la posizione. Alle due del pomeriggio arrivò un sergente al gran galoppo portando l'ordine: batteria avanti! «Soldati! — gridò l'ufficiale in comando. — Abbiamo la fortuna di essere prescelti per un posto d'onore nella battaglia, e voi mostrerete di esserne degni! Primo mezzo, al trotto allungato, avanti!» I cannoni partirono ad un minuto l'uno dall'altro. Al frastuono del loro passaggio, le finestre si aprivano e delle teste curiose e spaurite si mostravano.

Appena fuori dalle ultime case, la batteria fu avvistata dagli osservatori austriaci. Le granate scoppiavano intorno ai pezzi, che apparivano velati dal polverone e dal fumo. Non un arresto, non una esitazione: la corsa procedeva regolare come in manovra, finchè il folto di un bosco la nascose al nemico. Dalla strada, a forza di braccia, la batteria fu portata sopra una posizione scoperta, a soli 2200 metri dal forte, così ardita che il nemico non riuscì a identificarla. Con i suoi colpi esso cercava i nostri cannoni più indietro, non potendo mai immaginare che essi fossero là, in un boschetto vicino.

Il 9 giugno, Podestagno era occupata. Ma per qualche tempo la posizione appariva talmente esposta da essere intenibile. La linea quindi è stata corretta: avanzandola. Le nostre trincee si sono portate così vicine al forte di Sompauses da non poterne ricevere i colpi. Noi siamo arrivati nell'angolo morto del forte. È una situazione inverosimile; i cannoni nemici che tirano di tanto in tanto su Cortina, che cercano di sfogare la loro tonante ostilità sopra un raggio di dieci o dodici chilometri, non possono niente contro le truppe che vivono appostate a poche centinaia di metri da loro. L'artiglieria è impotente contro di esse.


Il Sompauses da lontano ricorda il forte Porr, che vedevamo in Val Giudicaria. Uno sperone di montagna sporge alla sinistra del torrente, e a mezza costa, sopra un ripiano, in una boscaglia di abeti una linea giallastra di terre smosse, una confusione di spalti freschi, di parapetti, di ripari, si avanza sotto ad un zig-zag di strade militari, che rigano il bosco e le rocce più in alto come venature rossastre. Sotto al forte il pendio è ripidissimo, scoperto, brullo, difficile all'assalto, e percorso da fasci di reticolati.

Il Sompauses è come una belva che non può più mordere, ma che non si può ancora prendere. È stretta dalla grande battuta, ridotta quasi all'impotenza, ma vive, rintanata e torva. Se spara un colpo, il Sompauses è coperto di granate; decine di cannoni gli impongono silenzio; le nostre artiglierie lo tengono sotto ai loro tiri; il terreno intorno alle opere appare sgretolato delle esplosioni. Perciò il Sompauses spara raramente. Tutti i suoi difensori si tengono sepolti entro i cunicoli e le gallerie scavati nel monte, e dentro alle trincee di cemento, le quali non sono che sterminati corridoi dalle spesse pareti, illuminati da sottili feritoie.

Anche gli altri forti sono ormai silenziosi. Ai primi di luglio le nostre batterie aprirono il fuoco contro i forti di Landro e di Platzwiese. L'8 luglio in quest'ultimo si scorsero le fiamme e il fumo di un grande incendio, che durò tutto il giorno. Il 14 una batteria austriaca annidata più indietro di Landro, sul Rautkofel, fu parzialmente smontata. I forti sono ora demoliti o quasi. Però la Grande Guerra aveva già svalutato l'importanza delle fortificazioni permanenti, e gli austriaci non si sono lasciati prendere alla sprovvista. Hanno ritirato in tempo le artiglierie dai forti battuti e, per vie di arrocco nascoste, preparate da lunga mano, probabilmente munite di rotaie, trasportano i pezzi da un punto all'altro, spostandoli appena una posizione comincia ad essere individuata.