Questo non li salva sempre; i nostri tiri li rintracciano e li seguono da appostamento ad appostamento; le batterie italiane anche esse si muovono; è un lento duello di mostri. Ma è difficile ad un profano rendersi conto dei problemi complicati che questi spostamenti impongono. È tutta una geometria di traiettorie e di parabole che traccia le sue linee immaginarie sulle vette dei monti. Sono calcoli di angoli, misurazioni infinitesimali, e ogni colpo di cannone è la soluzione di un quesito matematico irto di cifre.

Non abbiamo tardato ad accorgerci, operando sul territorio conquistato, che le carte topografiche austriache messe in commercio differivano da quelle riservate dello Stato Maggiore nemico per una alterazione di punti trigonometrici, appena percettibile ma sufficiente a turbare l'orientazione dei tiri. Abbiamo dovuto scoprire le alterazioni e calcolarle.

Inoltre gli austriaci spostano, quando possono, i segni visibili messi sul terreno ad indicare i punti trigonometrici. Da noi questi segni sono delle piccole piramidi di pietra, in Austria sono degli alti cavalletti di legno che si scorgono da lontano. È avvenuto qualche volta che i tiri, precisi alla sera, deviassero alla mattina. Nella notte il nemico aveva portato un centinaio di metri più a oriente o ad occidente qualche cavalletto sul quale s'era calcolata l'angolazione. È veramente singolare questa schiavitù dei cannoni più possenti ai tracciati fantastici di un teorema, a delle esattezze logaritmiche, senza le quali essi divengono ciechi.

Questa parte della guerra, che si svolge dietro al furore delle battaglie, lontano dalle masse per chilometri e chilometri, in una calma, in una solitudine di pendici e di valli, ha qualche cosa di affascinante e di terribile. Gli artiglieri che s'intravvedono talvolta in un'ombra di selve, taciturni, raccolti intorno ad una massa grigia, tranquilli, isolati da ogni movimento e da ogni agitazione, intenti ad un lavoro misterioso, si direbbe che non abbiano a che fare nulla col combattimento, del quale non arriva fino a loro neppure l'eco. Non vedono niente, non sentono niente, non sanno niente della lotta alla quale partecipano. Sono i guerrieri dello spazio, i combattenti della immensità, i colpi dei quali passano al di sopra dei nevai per piombare in vallate remote.

Lembi di foresta sono stati denudati, e le centinaia di alberi sfrondati che l'ascia ha abbattuto formano rafforzamenti ciclopici sui declivî che portano i più grossi pezzi. Consolidano e sorreggono pendici boscose, e i poderosi cannoni, la larga gola in aria, sembrano accovacciati sull'ultimo gradino d'una scalea da giganti, sorretta da massicci tronchi di abete. Più lontano, indietro, nelle radure si allargano strani parchi di carrocci ferrati, di automobili larghe e pesanti come locomotive, di veicoli strani che portano argani, tutti mascherati di fronde: sono i trasportatori delle moderne artiglierie da assedio, le quali vanno alle posizioni trascinate da lenti e poderosi motori.

Gli austriaci cercano le nostre grosse batterie come noi cerchiamo le loro. Studiano per settimane, poi, quando credono d'aver trovato, una mattina, da qualche posizione nuova aprono il fuoco con un 305, che lancia dieci, quindici granate in fila, e poi tace per non essere scoperto. Dove arrivano, i mostruosi proiettili aprono cavità enormi, sconvolgono terra, pietre, alberi, e lasciano squarci così grandi sul suolo che sembrano inizî di un lavoro di sterro.


Per arrivare da Cortina a Podestagno, la nostra azione ha dovuto dominare il massiccio della Tofana a sinistra e quello del monte Cristallo a destra. La Tofana e il Cristallo hanno da una parte e dall'altra della vallata di Ampezzo una posizione quasi simmetrica all'occhio. Hanno anche quella somiglianza di forme di tutte le Dolomiti, quell'apparenza turrita e fantastica, con pareti precipitose che dai tremila metri scendono quasi a picco ad immergersi nelle verdure della valle, piombando per un chilometro e mezzo in una vertigine di asperità, di fessure, di canaloni, di speronate.

Abbiamo parlato della lotta sulla Tofana, della stupenda guerriglia di pattuglie in quel caos di rocce e di gelo la quale ci ha dato il possesso incontrastato del monte. Nel monte Cristallo gli austriaci, salendo dal nord, erano riusciti ad insediare un posto sulla Cresta Bianca, che domina Cortina.

Questi monti sono tutti fatti a stratificazioni, sembrano formati da immani tavoloni di pietra sovrapposti a piano inclinato. Salendo lungo l'inclinazione degli strati la via è più facile, ed è la via dal nord. Dalla nostra parte i monti invece sono spezzati a piombo. Dal lato austriaco essi presentano una groppa scoscesa ma praticabile, dal lato nostro una parete. Dunque gli austriaci erano saliti sulla Cresta Bianca, detta così perchè è coperta di nevi eterne. Essa finisce in una specie di piramide candida e puntuta.