È facile comprendere il valore di questa massa di comando. Eccettuati un quindici o venti ufficiali superiori, molti dei quali di sangue straniero, veramente colti e moderni, licenziati da scuole militari europee—e specialmente italiane—e un buon gruppo di giovani promettenti, il resto, nella buona maggioranza, sarà formato da eroi capaci di farsi ammazzare senza batter ciglio—e lo hanno qualche volta dimostrato—ma digiuni di scienza militare, e spesso anche... civile. È noto un vecchio colonnello che non sa nè leggere, nè scrivere. Firma col timbro, come Carlo Magno. L’uso della carta topografica risulta per molti antichi ufficiali un vero rompicapo cinese, davanti al quale capitolano esclamando: Es mas practico el baequiano!—È più pratica la guida!

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Naturalmente i giovani, i moderni, si trovano in lotta con i vecchi. Formano il partito dei riformatori, capitanato dallo stesso ministro della guerra Ricchieri—di origine italiana—uomo di vedute ampie e di solida coltura, dal quale l’esercito aspetta salvezza. Ma i « giovani » sono alla loro volta divisi fra i « figli del paese » e gli stranieri ed i figli di stranieri!... Ne vengono continue polemiche, critiche acerbe che si trascinano sulle colonne dei giornali, con evidente nocumento della disciplina.

E questa benedetta disciplina sarebbe tanto necessaria in un esercito, che, come l’argentino, conserva ancora una parte degli elementi torbidi, dei quali parlava l’on. Belin Sarmiento, formata in maggioranza da indiani e meticci. Non bastano a mantenere la disciplina le crudeli pene corporali che si applicano con frequenza e spesso con eccessiva durezza.

All’indisciplina concorre in parte il regime di vita del soldato, la libera uscita che ottiene alla notte, durante la quale non di rado si ubbriaca. I soldati escono senza le armi, ma hanno quasi tutti il coltello infilato negli stivali, pronto ad uscir fuori quando il vino o la caña annebbiano la mente. Tornano al quartiere insofferenti del giogo disciplinare, stanchi, impreparati alle dure esercitazioni della milizia.

Un’altra causa d’indisciplina è la donna. Come il Creatore commosso dalla noia d’Adamo gli diede la donna, il Governo argentino ha dato la donna al suo soldato. Forse lo guidò l’idea d’evitare peggiori insubordinazioni, a meno che non sia stato invece il legittimo e antico desiderio di aumentare la popolazione con i... « fils du régiment! » I reggimenti fuori della Capitale hanno cinquanta e quelli di Buenos Aires dieci, diciamo così... attachées militari, le quali vivono nel recinto della caserma, o a cinquanta metri dall’accampamento, seguendo i soldati ovunque.

Questa istituzione dovuta certo ad un resto di uso indiano—poichè le donne si trovano in tutte le armate primitive—portata nell’esercito argentino dai numerosi indiani che vi hanno fatto parte, è fomite di mali disciplinari, sui quali è degno sorvolare.

Molto gravi sono le conseguenze di tutte queste svariate cause. Il soldato argentino è generalmente capace di coraggio e di audacia, ma non ha sufficienti doti militari. Marcia pochissimo, e sarebbe appunto la marcia, in una guerra fra la Pampa, l’arma più formidabile. L’artiglieria, creazione nuova, libera dei tristi mali originali, è buona. La cavalleria non riceve quasi istruzione di maneggio, non conosce il servizio d’esplorazione, che sarebbe il suo primo còmpito, e questo avviene anche perchè, in un paese di cavalli, la cavalleria non ha sempre i cavalli! I reggimenti della Capitale, si può dire che siano i soli regolarmente montati; quelli ai confini normalmente sono... a piedi. Quando c’è necessità si manda loro una cavallata—una mandria—si montano, e via!

Il Commissariato è allo stato embrionale; i servizî logistici non sono organizzati. Le condizioni dell’esercito scemano il valore delle cifre nei quadri della difesa nazionale. Ai dodici battaglioni di fanteria, agli undici squadroni di cavalleria, alle sei batterie di artiglieria che comprendono 8691 soldati, si aggiunge la fantastica cifra di 438,894 uomini della Guardia Nazionale, ma tra mausers, remington e carabine non vi sono armi che per la metà circa, riducendosi così alla metà anche il valore numerico.

L’Argentina deve preoccuparsi seriamente di questo esercito che le costa tanti e tanti denari, deve rintracciare le vere cause dei suoi mali e delle sue deficienze per sanarli.