E qui viene naturale il paragone fra l’esercito argentino e la marina. La marina, sorta da poco, non ha tabe originali, non ha sofferto per le vicissitudini delle ingloriose lotte politiche. Ha avuto una direzione omogenea ed una organizzazione senza troppi rimpasti, dovute alla mente del Rivadavia che fu molto coadiuvato dall’italiano Muscari. Per quanto anche qui si riscontrino errori e colpe di dolorosa memoria, tuttavia il progresso è rapido e sicuro. Una marina non s’improvvisa, perchè non bastano le navi formidabili quando mancano gli uomini da mettervi sopra: e la marina argentina ha bisogno ancora di tempo per creare tutti gli uomini che le necessitano, per non ricorrere, come ora, al personale straniero. Ma la strada che essa ha rapidamente percorso è certo una buona garanzia per l’avvenire suo.
Il paragone fra le forze di terra e quelle di mare ricorre molto sui giornali argentini. « Perchè—domandavasi giorni sono la Prensa—le nostre forze di terra decadono, mentre si migliorano invece le navali? »
Si potrebbe rispondere forse con le sue stesse parole:
« Perchè la marina ha la fortuna di stare in un campo dove non ci sono governatori, nè elezioni. La sua influenza si salva dal contagio corruttore della oligarchia, e può svolgere intanto le sue attitudini, e perfezionarsi! »
IL LUSSO NELL’ARGENTINA.
[Dal Corriere della Sera del 12 giugno 1902.]
Il popolo criollo, che si trova quasi estraneo alle assorbenti cure del lavoro, che ha a portata delle sue mani le facili ricchezze alimentate dalla inesauribile sorgente del lavoro straniero, che—con un’esagerazione che le teorie dell’atavismo giustificano—ha ereditato dai suoi padri spagnuoli insieme alle virtù della fierezza e dell’orgoglio anche i difetti della tendenza spendereccia, della manìa delle apparenze, dell’amore alle grandiosità—come ha ereditato dalle antiche madri aborigene la passionalità e la dolce mollezza—non poteva resistere alla piacevole malattia del lusso. « Il lusso sterile si è subitamente introdotto nei nostri costumi—ha scritto un saggio argentino—; ma la ricchezza male acquisita va lasciando dietro di sè molte rovine morali; poichè l’oro è come l’acqua d’un fiume, che desola e rovina se inonda subitamente, mentre porta in ogni dove la fecondità e la vita se giunge lentamente per mille condotti. »
In trenta anni o quaranta dalla tradizionale semplicità della vita campesina si è giunti al più assurdo lusso, assurdo perchè il meno sapiente, un lusso che si è infiltrato a poco a poco in tutte le classi, che si rivela negli atti più semplici della vita, che è divenuto quasi una necessità. Nelle epoche dei grandi guadagni e delle speculazioni colossali, che sono così recenti e sembrano favolose, si sono create delle abitudini che resistono tuttavia, e resisteranno pur troppo fino a che sarà facile sacar plata—trovar denari—a chi ha il privilegio di vivere nell’immensa rete dell’intrigo politico.