***

Continuiamo la nostra rivista del lavoro.

La pastorizia—che, dopo l’agricoltura, è la più grande fonte di produzione—ha fatto sorgere altre industrie, per opera sempre d’italiani. A due fabbriche italiane il popolo deve una parte delle sue vestimenta di lana. Un opificio fornisce anche di quei ponchos caratteristici, mezzo mantelli e mezzo scialli, che una volta le donne tessevano nei ranchos solitarî. Due fabbriche italiane trasformano la lana in cappelli, dai più rozzi ai più eleganti, e coprono quasi tutte le teste della Repubblica, anche quelle degli eleganti che non comprano nulla se il negoziante non giura loro che ciò che vende viene direttamente da Parigi.

Le pelli si esportavano semplicemente secche o salate; gl’italiani hanno introdotto l’arte del conciare. La conceria ha fatto sorgere le fabbriche di selle e di scarpe e sono gl’italiani che le hanno create e che vi lavorano.

Sempre troviamo gl’italiani come iniziatori d’industrie, le quali utilizzano ciò che una volta si gettava via, che traggono ricchezze dal niente, che aumentano enormemente la produttività dal paese. Se non hanno un gran posto nelle statistiche dell’esportazione, servono a limitare grandemente l’imposta che l’Argentina paga all’estero sotto forma di compere. Vi sono industrie che in una nazione sono quello che la buona massaia è nella casa: fanno economia di tutto, raccolgono ciò che viene abbandonato, lo trasformano, l’utilizzano; e il loro lavoro continuo e silenzioso, spesso inapprezzato, alla fine raddoppia l’attivo. Dal grasso degli animali, una volta abbandonato insieme alla carne—non si prendevano che le ossa, il cuoio e le corna—ora si toglie la stearina, la margarina, l’oleina. Furono italiani i primi ad usufruire delle carni istituendo i saladeri dove a migliaia al giorno si macellano i buoi, la cui carne salata, il tasaio, viene esportato in grandissima quantità, mentre le altre parti degli animali si trasformano in olio, in colla, in cuoio. Profittando della stearina a buon mercato, degli industriali italiani hanno fondato una fabbrica di fiammiferi che produce centocinquanta milioni di scatole all’anno emancipando completamente il paese da quella importazione.

Si può giurare che non esiste un ramo d’attività che non si debba all’iniziativa italiana. Coltivata la terra e ottenuto il grano, gl’italiani crearono i primi molini. Ottenuto il granoturco, crearono le distillerie. Ottenuto il riso crearono le fabbriche di amido. L’uva era stata dichiarata di coltivazione impossibile in questa terra piana come un mare: la vite non verdeggia che sui colli. Essi cercarono lontano, ai piedi delle Ande, le colline e vi piantarono il prezioso arbusto. Vi mancava l’acqua; laggiù non cade la pioggia—i temporali umidi dell’Atlantico lasciano l’acqua lungo la immensa traversata della Pampa—ed essi chiusero la strada ai fiumicelli che scendono dai ghiacciai per le paurose gole della Cordigliera e irrigarono con le loro acque trecentomila ettari di terra. Una sola casa vinicola italiana di Mendoza produceva quarantacinquemila ettolitri di vino all’anno. Dico « produceva » perchè la crisi argentina ha travolto anch’essa nel turbine disastroso, gettandola a terra con altri colossi.

Anche nelle imprese d’iniziativa straniera, nelle ferrovie inglesi, nelle officine elettriche tedesche, per tutto, entra sempre il lavoro italiano. La mano italiana con la sapienza e la pazienza del ragno tesse e ritesse la tela della ricchezza argentina, che i turbini politici ed economici lacerano via—e noi sappiamo come.

***

Ecco che cosa è il lavoro italiano! Ma noi possiamo essere orgogliosi di ben altro! Noi abbiamo portato in parte i germi della coltura intellettuale nell’Argentina; è un lavoro che non si ricorda e non si vuol ricordare. Adesso l’emigrazione intellettuale è preclusa dall’Argentina (come l’emigrazione dei malati o degli storpî o dei vecchi) per mezzo d’un feroce protezionismo che impone la così detta « rivalidazione delle lauree straniere »—della quale parleremo in seguito—che si risolve in un vero sfratto ai laureati stranieri. Ma se l’Argentina ha laureati suoi da proteggere, molto lo deve all’Italia.

Furono italiani i primi professori che incamminarono la scuola argentina sulla via delle moderne discipline, trasformando in ateneo ciò che non era al più che un seminario. Ai principî del secolo passato l’emigrazione italiana non era composta che di esuli politici, ossia—in gran parte—di uomini intelligenti. Per molti anni la parola « emigrato » da noi non significava che « perseguitato » per l’amor di patria. Ne arrivarono laggiù di questi emigrati, ad ogni rivoluzione repressa e ad ogni congiura scoperta, come ne arrivarono a Londra: ossia dove la distanza o la libertà garantivano la vita. Da dopo il ’21 gli annali dell’Università di Buenos Aires e di Cordoba cominciano a registrare nomi di professori italiani. Troviamo il fisico Carta Molina, fondatore del primo gabinetto di fisica sperimentale, poi perseguitato sotto l’accusa d’essere unitario e rinchiuso per forza in un manicomio dove è morto. Troviamo il naturalista Carlo Ferraris, fondatore della prima cattedra di storia naturale e del primo museo zoologico; troviamo il fisico Massotti, fondatore del primo osservatorio astronomico, e il Moneta al quale si deve l’Ufficio delle Opere Pubbliche dello Stato, ed anche la prima carta geografica esatta del paese. Quando si è fondata una facoltà di matematica e ingegneria, i professori furono tutti quanti italiani. Arrivarono verso il ’65 i professori Ströbel e Speluzzi di Milano, Rossetti, Ramorino, Luzzetti che insegnarono scienze esatte. Ora tutti sono morti, e poco si ama ricordarli. Potrei continuare a empire pagine di nomi di italiani che hanno dedicato la loro vita a mettere al corrente gli argentini delle nostre scienze e della nostra civiltà; dal prof. De Angelis, che è stato il primo a raccogliere le leggi argentine, e il primo anche a raccogliere tutti i documenti della storia di quel popolo, fino al prof. Giuseppe Tarnassi, che è il primo ad occupare la cattedra di latino all’Università di Buenos Aires, cattedra ultimamente istituita.