Se le statistiche della produzione e del commercio possono darci l’idea del valore del nostro lavoro materiale, disgraziatamente nessuna statistica può darci quella del nostro lavoro intellettuale, la cui influenza meno immediata è tanto più vasta e profonda.

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Ecco rapidamente tracciato il quadro del lavoro italiano nell’Argentina. Era necessario per comprendere quanto la situazione morale, materiale e politica dei nostri emigrati laggiù sia diversa da quella alla quale essi hanno diritto.


ERRORI E DIFETTI
DELL’EMIGRAZIONE ITALIANA.

[Dal Corriere della Sera del 6 luglio 1902.]

Pochi popoli pagano al mondo un tributo d’emigrazione più grave dell’italiano; e pure la nostra stessa emigrazione sembra dimostrare—contraddizione strana—che noi manchiamo delle migliori qualità di popolo emigratore.

La massa dei nostri emigranti non ha preparazione, non conosce nulla del paese dove approda, e trova tutto inaspettato; non ha coscienza della sua forza e del suo valore; non è plasmata nè da una coltura, nè da una educazione, e si forma facilmente sopra un altro stampo; ha una verginità intellettuale che la rende duttile. Per una profonda ignoranza di cui noi in Italia, purtroppo, abbiamo la colpa e la responsabilità, la massa degli emigranti non conosce nemmeno il suo stesso paese, ne ignora le glorie e le grandezze, e non può sentire perciò l’orgoglio di essere italiana, non può provare quell’infinita soddisfazione della superiorità di razza che crea le pacifiche conquiste. Di fronte ad un nuovo popolo, in un nuovo ambiente, la cui brillante appariscenza la sua semplice mente non può sondare, essa si sente inferiore; ritiene come un torto proprio l’essere diversa; ne prova umiliazione, e tende a far scomparire ogni diversità modificandosi. E tutto questo perchè la nostra è una emigrazione di braccia, un’esportazione di muscoli, e troppo poco—in proporzione—d’intelligenza. Gli intelligenti nelle masse sono come i graduati nell’esercito, una piccola minoranza che guida, non fosse altro con l’esempio, che unisce in un’azione comune. Togliete gli ufficiali ad un esercito d’eroi, ed avrete la fuga più vergognosa. L’esercito dei nostri emigranti manca di ufficiali, e si sbanda, e si arrende alla spicciolata, subito, cedendo bene spesso quell’arma potente che si chiama « dignità nazionale ».

Gli apprezzamenti che vado facendo si riferiscono al complesso della nostra emigrazione, s’intende; grazie a Dio si trovano per tutto dei fieri italiani, i quali prima d’ogni altro riconosceranno la loro dolorosa impotenza di fronte alla massa. Dopo d’avere constatato i trionfi gloriosi del lavoro italiano nell’Argentina, possiamo bene rilevare spassionatamente qualche nostro difetto, nel quale si possono trovare le cause di alcuni mali della nostra emigrazione.