La Patria del 15 gennaio esponeva crudamente questa situazione. « Chi fa le spese è il lavoro »—scriveva.—« In definitiva, o i coloni debbono morir di fame per fare le spese ai proprietarî di terre e ai capitalisti, ovvero debbono rendersi insolvibili verso chi somministra loro le sussistenze; tutto il meccanismo dell’economia rurale non ha che uno scopo solo: impinguare la scarsella ai latifondisti ed alle imprese di colonizzazione. »
C’è di che far molto meditare gli organizzatori infaticabili dei nostri scioperi agrarî!
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Ora il Governo argentino, per compensare la diminuzione costante della produzione agricola, intende di dare un nuovo grande impulso alla colonizzazione nel Sud. Ma nessuna prosperità durevole sarà possibile, se la terra non verrà distribuita direttamente ai coltivatori, evitando ogni intermediario. Ma, ahimè! l’affarismo e la speculazione già cominciano a stendere i loro tentacoli sitibondi lungo i tracciati delle nuove ferrovie del Sud...
Nell’Argentina vi sono sopra a duecentomila disoccupati, in parte coltivatori, che hanno disertato i campi resi infecondi. Con questa massa di lavoratori pratici del paese è possibile al Governo argentino di tentare un vastissimo esperimento di colonizzazione, prima di stimolare ciecamente nuova emigrazione italiana, che potrebbe ritrovare laggiù antichi dolori e disinganni.
È la minore garanzia che possiamo pretendere contro lo sfruttamento della nostra emigrazione lavoratrice.
LA TUTELA DELLA MADRE PATRIA.
[Dal Corriere della Sera del 31 agosto 1902.]