Si può quindi conchiudere che sebbene i promotori della tattica cercassero i loro metodi negli scrittori della scienza e nella storia militare della colta antichitá, come in tutti i rami dello scibile si costumava, pur nondimeno l'effetto delle nuove armi modificava l'entusiasmo degli amatori della tattica greca e romana, sicché abbandonavano tutto ciò che si deduceva dal sistema della falange come incompatibile con l'effetto dell'uso della polvere. Tutto l'ingegno dei piú sapienti era adoperato a rendere possibile la combinazione dei metodi della romana legione colle armi novellamente adottate.

Nel precedente nostro discorso non senza ragione facemmo osservare che se la strategia, giusta l'ordine scientifico, dee compire i perfezionamenti dei rami della scienza militare e della tattica in particolare, la quale essendone l'ultimo perfezionamento li suppone e riassume tutti, pur nondimeno storicamente non cosí accadde; e nel periodo del quale andiamo a discorrere ampia dimostrazione possiam presentar di quanto asserimmo. In effetto mentre la letteratura militare ci lascia di quell'epoca rare ed incompiute opere dogmatiche e quasi nessun regolamento di tattica elementare, la storia di questo stesso periodo ci presenta una quantitá di capitani che operavano con alta intelligenza della scienza, con l'istinto e sovente coi metodi della strategia. Al duca d'Alba, allo Spinola, ad Alessandro Farnese, ad Enrico quarto, a Coligni, a Nassau, a Vallstein, a Tilli, a Bernardo di Weimar, a Savelli, a Piccolomini, a Isolani, a Veterani, a Montecuccoli, a Gustavo Adolfo, a Banner, a Torstestdon e a Turenna non possono negarsi con gradazioni diverse le qualitá che costituiscono i gran capitani, e tutte le loro operazioni[6] possono essere comparate a quelle degli ultimi periodi delle guerre europee. I limiti in cui ci siamo ristretti non permettono di svolgere (ciò che forse piú tardi faremo) in queste campagne il pensiero strategico, se cosí possiamo esprimerci, non solo istantaneo ma seguíto, regolarizzato, non con la metafisica della scienza ma con la sua logica[7].

Segnaleremo solamente le operazioni del duca di Parma per soccorrere Parigi e Rouen assediati da Enrico quarto ed i movimenti da questo opposti, la campagna del duca di Alba per impadronirsi del Portogallo che finí con la battaglia di Alcantara. Le campagne di Gustavo Adolfo in Germania sono miste di precauzioni e di ardire, di marcie rapide e di posizioni ben prese, e i movimenti non si veggono fatti se non dopo avere assicurato una base nella Pomerania. I suoi successori ne seguirono le impulsioni con minore intelligenza, e spariti Wallstein e Gustavo, la guerra fatta secondo le regole della scienza non rinacque se non con Turenna in quelle sue belle campagne di Germania. L'ingegno del Montecuccoli si formava in posti secondari, per indi innalzarsi all'altezza di quei che fissarono le strategiche pratiche e ne trasmisero alla posteritá i precetti. Gli eserciti poco numerosi, mobili e disciplinati per quanto comportavano la loro composizione ed i metodi che si seguivano, facean sí che la guerra fosse piú di movimenti che di posizioni.

L'imperfezione dei sistemi amministrativi, benché superiori agli antecedenti, era supplita dalla durezza con la quale trattavansi i paesi nemici e dai soccorsi che trovavansi negli amici; ma questo sistema fece sí che la guerra dei trent'anni fosse la piú devastatrice e arrestasse la civiltá negli Stati ove fu combattuta, i quali erano giá in progresso poiché subirono questa pruova senza soccombervi. Possiamo ora riassumere il fin qui esposto dicendo che se i piani di guerra non erano scientificamente stabiliti, vi era però uno scopo, un nesso tra le operazioni; ed in effetto quelle operazioni sono citate dai moderni capitani come modelli da venire imitati tanto per le marcie che per la scelta de' campi e pel passaggio dei fiumi: in particolare la marcia di Gustavo da Magonza al Leck, il suo campo di Norimberga ed il passaggio del sopraddetto fiume, operato in faccia al nemico di viva forza e preparato e protetto dall'artiglieria[8].

Nel nostro quarto discorso facemmo vedere come la polvere da sparo avesse influito sulle fortificazioni e sulla guerra di assedio, e che ciò che avea piú caratterizzato il progresso del disegno era il sostituire i bastioni alle torri; il che era un immenso passo nella difesa, giacché da diretta rendevasi fiancheggiante, perciò piú compiuta e spinta fino al punto che l'operazione del nemico di penetrare sotto i rampari sarebbe stata inutile, se prima non avesse spento i fuochi di fianco. Questa direzione data alla scienza della fortificazione, riassunta nelle opere del conte di Pagan e di tutta la scuola degl'ingegneri italiani che abbiamo citata, si proseguiva con miglioramenti che rendevano il disegno piú compiuto mercé l'adozione di nuove opere avanzate, e cosí la difesa si trovava renduta superiore all'attacco, finché non si fosse trovato il metodo di estinguere i fuochi di fianco e di spingersi al coperto colle parallele. In effetto la difesa di Ostenda che nel 1601 occupò tre anni Spinola; quella di Leida anteriore a questa, nel 1574, che si sostenne contro le forze spagnuole; quella di Anversa dove l'italiano Giambelli contraccavò con arte ed ingegno le operazioni ardite del suo compatriota Barrocchi, che dirigeva i portentosi lavori che si facevano dall'esercito guidato da Alessandro Farnese; il ponte sulla Schelda gittato dall'esercito assediante, sono imprese ricche di scienza e di valore e dimostranti come le scienze e le arti che vi dovevano concorrere erano avanzate[9], mentre possono sostenere a nostro credere il paragone dei giganteschi ed intelligenti lavori fatti nell'isola di Lobau nel 1809 per domare il Danubio e decidere la sorte della guerra.

La fortificazione di campagna fu creata dal genio dei principi di Nassau nei terreni difficili dell'Olanda per arrestare l'impeto delle vecchie bande spagnuole contro gl'inesperti e nuovi difensori dell'Olanda. Del resto Gustavo e Vallstein nei campi di Norimberga fecero vedere che anche negli eserciti piú mobili e nei terreni meno accidentati sapevano far servire le fortificazioni di campagna per rimaner liberi di accettare o rifiutar la battaglia; e la sapiente inazione di quei capitani è la pruova piú significativa del rinascimento della scienza, e trasporta con l'immaginazione ai campi di Durazzo ove due gran capitani dell'antichitá si preparavano alla giornata decisiva di Farsaglia.

La castrametazione non poteva che progredire con queste pratiche di guerra, ed era il segno del progresso fatto nel guidare gli eserciti e della regolaritá delle loro imprese. Un altro sintoma dell'importanza che acquistavano i corpi scientifici si è che si cominciava la division del lavoro negli eserciti: nel vedere Sully rivestire la carica di gran maestro d'artiglieria e creare arsenali, parchi, riserve, laboratori, in una parola un sistema compiuto di ciò che chiamasi «materiale», dobbiamo veder pure l'origine di tutte le future istituzioni le quali si riassumono ai dí nostri nella scuola politecnica, giacché a reggere la pace o la guerra è necessaria la scienza; la qual cosa dimostra compiutamente la caduta del sistema sociale del medio evo ed insieme il progresso della civiltá.

Da quanto dicemmo sugli eserciti e sulle loro pratiche si deduce che queste colonie operanti avean bisogno di essere amministrate a fine di soddisfare a bisogni moltiplici, quanto alle munizioni da guerra e quanto a quelle da bocca, in lunghi assedi e in campagne attive e prolungate. E' non v'ha dubbio alcuno su questo, benché gli autori contemporanei non ci tengano istrutti de' metodi coi quali si nutrivano, s'approvigionavano e si conservavano gli eserciti di quei tempi, nessun trattato essendocene rimasto. Questa scienza è tuttavia nell'infanzia e forse un dí sará riguardata siccome un ramo dell'economia politica applicata ai bisogni degli eserciti. Ma allora l'amministrazione era presso che ignota, e la potente monarchia di Filippo non poteva pagare i suoi eserciti, i quali perciò sovente si ammutinavano con danno della disciplina. Questo carattere dell'intima esistenza degli eserciti spagnuoli era conseguenza dell'amministrazione cattiva di quella vasta monarchia; amministrazione i cui effetti dolorosi si risentono ancora dopo qualche secolo negli Stati che ne hanno piú lungamente fatto parte.

Possiamo quindi riassumere il fin qui detto con istabilire che lo stato della scienza militare dal 1555 al 1648 presenta i tre seguenti caratteri:

1. Ritorno a quei princípi della scienza militare degli antichi ch'eran compatibili con le nuove armi.