2. Separazione piú distinta dai metodi del medio evo.

3. Sviluppo piú compiuto, quanto alle nuove armi, di tutto ciò ch'erasi cominciato nel precedente periodo.

Ora avendo risposto alle quistioni che ci siamo proposte sulla scienza della guerra, passeremo a fare lo stesso per quelle che riguardano lo stato delle scienze e delle arti e lo stato sociale. Le scienze esatte avevano sí progredito che in quel periodo si segnalavano importanti scoperte, le quali dinotavano al tempo stesso lo stato fiorente di queste scienze e il merito dei loro cultori. L'influenza di questi passi fatti sui futuri destini di questa parte dello scibile umano c'indica in ultimo lo stato generale di esso, avuto riguardo alle relazioni che hanno tra loro le scienze tutte. E può notarsi che appunto nel periodo di cui discorriamo furono risolute le equazioni di terzo grado da Scipione Ferreo e da Niccola Tartaglia: nella stessa epoca Verner risolvette uno de' problemi proposti da Archimede sulla divisione della sfera, e Vieta introdusse le lettere come segni convenzionali per determinare le quantitá algebriche, e da questa nuova lingua pei calcoli risultò per opera dello stesso l'applicazione dell'algebra alla geometria. Con questi nuovi mezzi Tico Brahe fece progredire di molto le scienze astronomiche. Non della stessa natura ed importanza furono i progressi delle matematiche miste, benché fossero giá favorite dai progressi dell'algebra e dalla applicazione di essa alla geometria. Ma ciò non bastava al progresso di queste scienze: era necessario che l'analisi applicata ai corpi fosse molto avanzata. Ciò lasciava in uno stato di debolezza la fisica e tutte quelle sue diramazioni che in séguito della division del lavoro applicata alle scienze hanno formate delle scienze particolari e compiute, come la chimica ed altre. Gli sforzi successivi e perseveranti dei cultori piú distinti di questa branca dello scibile, quali Guido Ubaldo, Nomus Porta e Maurolico, perfezionarono qualche ramo delle matematiche miste, ma senza risolvere il gran problema delle leggi del moto tanto dal Galileo illustrate. Questo raro genio non solo fece progredire l'astronomia con le sue invenzioni, ma fermò ancora la statica, scienza cosí importante per le sue applicazioni. Pure queste scoperte erano lentamente applicate.

Le scienze naturali per gli esposti antecedenti dovevano avere un moto progressivo ma lento, perché sebbene fossero in progresso le matematiche pure, non lo erano però le miste; e come le scienze naturali dipendono insieme dalle scienze esatte pure e dalle miste, dallo stato di queste dipendevano quelle che ne derivavano. Non pertanto vi erano in quel periodo cultori distinti che hanno lasciato nella storia della scienza quei luminosi risultamenti che ne segnano le grandi epoche e che coi loro pregiati lavori han preparato il materiale ai lor successori. Si notano tra questi Ermolus, Barberus, Cesalpino, Geyesman, Pierre Châtel ed Agricola.

L'architettura e le arti meccaniche erano in progresso; e dove prima avean sede in Italia, i loro metodi si traspiantavano nelle altre nazioni che progredivano nell'incivilimento, il quale creava loro al tempo stesso nuovi bisogni e le spingeva a cercare i mezzi da soddisfarli.

Nelle scienze morali vedeansi progressi positivi, i quali spargevansi ovunque vi era un movimento ascendente di sviluppo intellettuale. La scuola dei giureconsulti di Bologna trova seguaci, emuli e rivali in Francia, ove Cuiacio e la sua scuola indicavano il bisogno e il progresso della legislazione in societá piú riunite, aventi perciò maggior bisogno di esser dirette dalle leggi che dalla volontá individuale, marchio caratteristico del sistema feudale. Tutto infine cospirava a risvegliare lo studio delle scienze morali. I bisogni e le relazioni che si sviluppavano nelle societá riunite rendeano preziose le antiche leggi e necessario l'interpretarle e l'applicarle allo stato delle nazioni moderne. Le dispute religiose portavano allo studio delle lingue orientali, come armi per la controversia, e agli studi di teologia e di morale, e davano nuova vigoria ed importanza agli studi filosofici che debbono servire ad appoggiare e a combattere le opinioni religiose. In effetto la scolastica non fu trovata sufficiente e la filosofia cominciò ad essere coltivata in un modo piú diretto e piú indipendente, come fecero Telesio, Giordano Bruno, Cardano e Campanella, che mossero guerra all'aristotelismo mal compreso che dominava nelle scuole. E da quel periodo ebbe principio il rinascimento della filosofia, che Bacone riassume esponendo i metodi nuovi necessari ed il torto degli antichi. Cartesio suo contemporaneo nel trattato dei metodi distruggeva la scolastica, perché le sostituiva, considerata come strumento, uno strumento migliore. Le lunghe guerre, le interne rivolte, le terribili rappresaglie alle quali l'umanitá era esposta nell'urto di tante passioni, produssero il bisogno di applicare la legislazione e di fermare una giurisprudenza in quanto ai rapporti delle nazioni tra loro e dei sudditi verso i poteri che li reggevano. L'opera immortale che Grozio pubblicò su questi vari oggetti, preceduto da Alberico Gentili che trattò la stessa materia, non solo fissa la moderna civiltá dando freno e regole alla forza stessa, ma stabilisce la superioritá dei moderni sugli antichi i quali ignoravano potersi creare una scienza chiamata «dritto delle genti». L'adozione di questo codice creato da un privato fu, secondo il Mackintosch, la piú segnalata e significante vittoria che l'intelligenza e la moralitá abbiano riportata sulla forza.

Da questo rapido cenno sullo stato intellettuale dell'Europa si può dedurre la medesima osservazione che abbiamo fatta nel riassumere lo stato della scienza militare, cioè che quello che caratterizza questo periodo si è la tendenza di tutto il movimento intellettuale a separarsi dai metodi del medio evo. Questo risultamento si mostra chiarissimo e nella scienza militare e nello stato intellettuale e da ultimo nello stato sociale e nelle sue modificazioni di cui noi ci occuperemo.

Nel nostro secondo discorso facemmo osservare che ciò che caratterizzava i popoli dell'antichitá si era l'esser tra loro le differenze maggiori delle somiglianze, e notammo eziandio che tra i moderni dominava il carattere inverso: dal che risultava che le societá antiche preoccupate dalla loro nazionalitá procedevano per esclusione, il che costituiva l'amor patrio fra loro, e che le societá moderne procedevano per principio d'imitazione, perché l'amor patrio avea per oggetto il progresso che tende ad appropriarsi tutto ciò che ha eguali condizioni nelle altre nazioni, serbando la nazionalitá come elemento fisso ma modificabile a seconda dei progressi della civiltá. Nel terzo discorso esponemmo che il medio evo era un'epoca di distruzione e di rinnovazione, e lo mostrammo come diviso in due periodi, ognuno dei quali rivestiva uno de' caratteri che notammo. Nel nostro quarto discorso facemmo vedere come il seguente periodo fosse vago, incerto e lottante fra le tradizioni classiche dell'antichitá tornate a luce mercé del risorgimento delle lettere, le abitudini del medio evo e le tendenze delle moderne societá che derivavano da quello, e quindi come non si potesse determinare il marchio che ne formava l'impronta. Il periodo del quale ora trattiamo è quello in cui può considerarsi fissato e predominante il carattere dell'èra chiamata «moderna», e le epoche successive non saranno che un piú largo sviluppo e delle piú estese conseguenze di esso.

I fatti piú importanti che ci presenti l'epoca dal 1555 al 1648 e che ne facciano rilevar de' maggiori sono la forza acquistata dal potere centrale e il principio dell'unitá nazionale che da per tutto si ricompone sulla decadenza del potere feudale. La conseguenza per l'ordine e per la civiltá erasi questa, che le forze individuali doveano cessare di avere una importanza che turbava la societá e che rendeva impossibile ad ogni potere di esercitare la sua azione benefica, proteggendo le persone e le proprietá e facendo prevalere sempre l'interesse pubblico e la ragion pubblica per mezzo della forza pubblica contro tutte le pretensioni individuali. In effetto può notarsi che l'ultima grande individualitá, l'ultimo condottiere in una vasta scala fu Vallstein, e dopo di lui la legge bastava per dominare chiunque.

La protezione che offriva un potere centrale favoriva con piú o meno celeritá, a seconda delle circostanze, e l'elevazione delle classi medie e il miglioramento della condizione delle ultime, e preparava cosí i progressi dell'industria e del commercio, il quale doveva, attivato dalle nuove scoperte, costituire il carattere dominante all'epoca che a questa seguiva e sostituire gl'interessi commerciali alle dissensioni religiose che dominarono nel periodo del quale trattiamo.