[23]. Michelet, Histoire romaine, tomo II, pagina 6.

[24]. L'ultima ordinanza francese del 1831 benché ammetta il servirsi di due righe come eccezione, ha conservato le tre righe come ordine abituale.

[25]. Nel quinto volume delle Memorie di Sant'Elena in una luminosa dissertazione sulla guerra dei sette anni, Napoleone è d'opinione che l'ordine obliquo non è un progresso della tattica ma è l'essenza dell'arte; per cui fu praticato in tutti i tempi dai gran capitani, mentre rientra nella categoria delle sorprese, il che non è nella sfera tattica. Imperocché egli sostiene che non può farsi una marcia di fianco in faccia ad un nemico spiegato senza commettere un grave errore ed esserne punito, poiché chi sottrae un'ala dee attendersi una contromanovra del nemico sulla sua indebolita; il che non solo la compromette, ma compromette ancora la linea di operazione che questa è destinata a conservare. Come decidere tra Federico e Napoleone? Chi oserá farlo? Il vantaggio di una scienza fissata si è quello di mettere le piú volgari intelligenze a portata di dare una opinione: noi ne profitteremo. Ciò che Napoleone dice è incontrastabile. Ciò che Federico ha operato lo è del pari. Ov'è l'equivoco? In questo: che le truppe prussiane manovravano superiormente, le altre no; le prime guadagnavano spazio e tempo e le altre lo perdevano; per cui le contromanovre o non si facevano o si facevano troppo tardi, quando la giornata era decisa.

[26]. Nel seguente discorso in cui dovremo trattare del sistema seguito da Wellington nella guerra della penisola, faremo osservare quello che vi era di comune fra i metodi del generale inglese e quelli adottati dagli austriaci e descritti da Federico.

[27]. Sempre che lo spirito umano scopre un metodo è nella sua natura di credersi giunto a quella superioritá ideale cui aspira. Dá in conseguenza alla scienza piú nuova un merito e degli effetti superiori alla realitá; in séguito i progredimenti stessi della scienza fanno che sia ridotta al suo reale valore. Ciò è addivenuto della strategia scientificamente considerata.

[28]. Dovremmo uscire dai limiti che ci siamo prefissi, per estendere le nostre osservazioni e citazioni a tutte le guerre di Europa, a tutti i guerrieri dell'epoca; dovremmo citare i Munick, i Romanoff, i Souwaroff e ricordare le guerre contro i turchi tre volte rinnovellate, e la guerra delle colonie americane, e citar Giorgio Washington. Ci contenteremo di dire che i russi avevano sopra i turchi i vantaggi che ha l'Europa sull'Asia, colle qualitá che distinguono l'esercito russo, il che assicurava i loro successi. Quanto agli austriaci diremo che furono disgraziati perché non operarono in massa. E da ultimo noteremo che le operazioni degli americani contro gl'inglesi possono spiegarsi considerando la lunghezza della linea d'operazione ed i vasti spazi che quelle contrade presentano alla difensiva.

[29]. Un punto strategico altro non è che una posizione che il nemico dee forzare, mentre se vuole oltrepassarla, colui che l'occupa può minacciare con movimenti piú corti le sue comunicazioni senza esporre le proprie. Da questa proprietá dei punti strategici è derivata l'idea enunciata di renderli forti per conservarli, anche quando l'esercito che gli occupava ne usciva per momentaneamente operare. L'arciduca Carlo nella sua sapiente opera sulla strategia ha luminosamente esposta questa teoria; Jomini, Pelet e tutti gli autori piú rinomati dell'epoca hanno su ciò insistito. Ne parleremo piú ampiamente nel nostro ottavo discorso. Ricordiamo poi che il soggetto medesimo è stato trattato dal commendatore Afan de Rivera nella sua riputata opera intitolata: Delle relazioni delle fortificazioni con la guerra. È da notarsi ancora l'opera del Burcet sulla riconoscenza delle Alpi come una pruova dell'importanza e del progresso della geografia militare.

[30]. Nelle opere militari di Federico contengonsi i risultamenti sopra esposti del sistema prussiano.

[31]. Se non collocammo Guischardt tra gli autori militari di primo ordine ciò non fu perché nel riputassimo indegno; ma egli ha trattata la scienza come erudito e i suoi lavori sulle antichitá militari han questo carattere. Del resto rese un gran servigio alla scienza facendo conoscere l'antichitá militare, per cosí determinare in che fosse possibile imitarla, in che no, a causa della natura delle armi.

[32]. L'operazione fatta dall'artiglieria comandata dal general Drouot alla battaglia di Hanau per ispiegar trenta pezzi sulla sinistra in battaglia uscendo dal bosco, n'è una gran pruova. Questo movimento fu di gran conseguenza in quella giornata. Si legga l'undecimo articolo del general Pelet, inserito nello Spettator militare.