[53]. Tutta la distanza che separa la conoscenza della scienza dall'applicazione come arte sta nella difficoltá di saper determinare con esattezza ove cessino le simiglianze e dove comincino le differenze; ecco perché in certi periodi si vedono molti uffiziali istruiti e pochi capitani.

[54]. Montholon, tomo V.

[55]. Il seguente passo della Storia del 1812 di Segur, riguardante la posizione dell'esercito presso Wilna in dicembre, appoggia la nostra opinione. — «In mezzo a questo uragano, a tutte le disgrazie e a tutti gli elementi scatenati che ci assediavano, alcuni uffiziali che sapeano ancor speculare, nel nostro secolo che qualche scoperta incoraggia a tutto spiegare, colá in mezzo agli acuti patimenti che loro arrecava il vento del nord cercavan la cagione della sua direzione costante». — Segur, volume II, pagina 372.

[56]. Nessuno ignora che nel medio evo la pace succedente alla guerra era fatale per la difficoltá di licenziare i mercenari, i quali non avendo posto civile nella societá, la turbavano per poter vivere: le bande nere del Du Guesclin ne sono una pruova. Che si compari a ciò il licenziamento dell'esercito della Loira nel 1815, come rientrasse questo subito nella societá e divenisse utile come produttore; e si potrá misurare la differenza da un esercito levato in una societá fusa, a quello di mercenari in una classificata.

[57]. Per meglio spiegare la nostra idea crediam vero che la descrizione che Erodoto fa dell'esercito di Serse, quella che nel Tasso si trova dell'esercito de' crociati, quella del Giovio dell'esercito di Carlo ottavo, come quella del Laborde dell'esercito di Napoleone nel passaggio del Danubio prima del 1809, possano offrire il quadro dello stato sociale in queste quattro epoche.

[58]. Le guerre posteriori al congresso di Vienna non sono nei limiti che ci siam prescritti, ma nessuna grande innovazione vi si è veduta, e noi crediamo che la novitá desiderata dall'arte e la nuova èra della sua storia debbano essere il risultamento dell'applicazione del vapore alle armi. Allora una potente modificazione in queste ne produrrebbe, come sempre, una negli ordini e da questi in tutte le parti cosí secondarie che trascendenti della scienza e dell'arte. Queste considerazioni ci hanno determinato a fissare l'epoca alla quale ci siamo limitati; e ripetiamo che nell'operazione da noi notata scorgemmo il complesso dei progressi della scienza e dell'arte da' suoi primi lineamenti sino ai nostri dí.

[59]. Montecuccoli del Grassi, tomo I, pagina 282.

[60]. La tesi del signor Ferrari è posta in tai termini: — «Per la qualitá dei tempi i quali corsero dai primi rivolgimenti di Francia fino a qui, ripieni sempre di opere e di fazioni militari, tiensi comunemente che di tutte le scienze ed arti quelle singolarmente si vantaggiassero che alla milizia riguardano, e queste crescessero a nuovo e straordinario avanzamento; ciò che per altro non è...».

[61]. Quelle principalmente della cavalleria, la quale per lui prima e piú tardi per lo gran Seidlitz poté aspirare a nuovi e piú alti destini. È noto come anche innanzi al tempo in cui Federico ascese al trono, la fanteria prussiana fosse giunta ad un alto grado di perfezionamento sí nell'armamento che nei fuochi e nelle evoluzioni, mercé le cure del principe di Anhalt, e si fosse giá segnalata sotto questo triplice aspetto nelle guerre d'Italia come ausiliaria negli eserciti imperiali comandati dal principe Eugenio di Savoia. Non cosí la cavalleria, della quale Federico ebbe a dire dopo la vittoria da lui ottenuta a Molwitz nel 1741, epoca della sua prima campagna: — «Le roi profita de cette inaction (quella che seguí la detta battaglia) pour exercer sa cavalerie, pour lui apprendre á manœuvrer et á changer sa pesanteur en célérité». — Vedi Œuvres de Frédéric, histoire de mon temps, capitolo III. E per le evoluzioni, Mirabeau, Monarchie prussienne, système militaire.

[62]. Donde si potrebbe, rigorosamente ragionando, dedurre la convenienza delle due o delle tre righe nella formazione dell'infanteria; quistione non ancora fermata, meno che presso gl'inglesi, i quali nella guerra della penisola ebbero, a quel che pare, a trarre infinito profitto dall'infanteria disposta in due righe. E poiché la terza riga non può tirare se non quando la prima è in ginocchio — situazione pericolosa spesso e sempre incomoda e faticosa, — e poiché poco vantaggiano i fuochi dal caricar delle armi della terza riga per la seconda, cosí può supporsi esser preferibile di ordinar l'infanteria in due righe. La fluttuazione delle marcie in battaglia, maggiore su di due che su di tre righe, secondo a me sembra contrariamente al parere del generale di Chambray, potrebbe essere efficacemente riparata aggiugnendo alcun poco al numero ed ai doveri dei serrafile. Rimarrebbero all'ordine su due righe i seguenti vantaggi: 1. di acquistare un terzo di uomini, che messi sulle ali le prolungherebbero fornendo dei fuochi che non darebbero in terza riga, e messi altrove fornirebbero una riserva utile in mille guise; 2. di subire meno dannosamente i colpi delle artiglierie; 3. di fare svanire i danni che nei fuochi la terza riga non di rado cagiona alla prima, segnalati da molti ed ultimamente con energia dal maresciallo Gouvion-Saint-Cyr nelle sue Memorie (campagna del 1813). Egli è però vero che l'infanteria in due righe abbisogna di molta calma e fermezza, e che nella formazione dei quadrati sarebbe forse necessario di prescrivere che, salvo solamente quelli composti da un sol battaglione, gli altri tutti dovessero ordinariamente formarsi su di due linee. Quale importante mutazione non avverrebbe in tattica, ove i maestri di guerra che ancor vivono in Europa imprendessero coi loro lumi e con la loro esperienza a risolvere un tal problema, ed ove risolvendolo paresse loro di adottar la formazione in due righe?