—Non te la senti, di scappare?—avea egli domandato al ragazzo.—Tua nonna, va' là, mi sarà grata che le tolgo l'impaccio di pensare a te.—E Cardello aveva risposto serio serio:

—Vedremo!—

Vita e morte di santa Genoeffa doveva essere l'ultima rappresentazione. Quella sera però la folla fu così grande, anche perchè si sapeva che Cardello avrebbe fatto la sua parte, che bisognò mandar via la gente e promettere una ripetizione dello spettacolo per la sera dopo.

I compagni di Cardello, incontrandolo per la via quando il burattinaio lo mandava attorno per qualche commissione, gli domandavano:

—Che fai? Impari l'arte del burattinaio?—

E Cardello si vantava:

—Ora so far muovere i pupi! Sto imparando una parte.—

Si era costrutto da sè un fischio; anzi ne avea costrutti parecchi, di quelli che servono per la voce nasale di Pulcinella—due pezzetti di canna, con in mezzo una striscia di fettuccia, legati insieme da un po' di refe—e li avea venduti un soldo l'uno. A chi gli domandava:—Cardello dove vai?—egli rispondeva con lo strillo pulcinellesco, quasi come segno del mestiere che intendeva di scegliere.

Poi avea parlato della cerva che sembrava viva, con le corna ramificate alte così; l'avrebbe manovrata lui. E avea parlato delle nuvole, degli angeli e dei serafini che portavano su, in cielo, l'anima di Santa Genoeffa. Si girava una manovella, e le nuvole e gli angeli e i serafini e l'anima di Santa Genoeffa montavano lentamente su. Cosa maravigliosa!

Già lui imitava le voci di diversi burattini. Le spacconate di Peppe-Nappa, le birichinate di Peppe-Nino, i discorsi tartagliati di Tartaglia, le bizze di Colombina, le rodomondate di Orlando e di Buovo d'Antona, gli uscivano di bocca così ben eseguiti che sembrava di udire la stessa voce di don Carmelo e di sua moglie. I ragazzi stavano ad ascoltarlo a bocca aperta. Soprattutti, poi, egli rifaceva Pulcinella con le sue poltronerie, coi suoi strilli di paura, con le sue vanterie nei momenti che non si trovava di faccia qualcuno….