—Andiamo via! Cerchiamo un'altra piazza!—
Per ciò Cardello non partecipava alle illusioni dell'Orso peloso intorno al successo della grande serata, e guardava negli occhi donna Lia, che era più scoraggiata di lui, impensierita inoltre per la tosse della bambina, tenuta su le ginocchia intanto ch'ella lavorava una gonna nuova a Colombina, con certi cenci regalatile dalla moglie del proprietario del magazzino per farne un vestitino a quella creatura. Cardello, a ogni colpo di tosse della piccina, si sentiva stringere il cuore. Quando non aveva da fare, il suo svago era quello di tenerla in braccio, di scherzare con lei che non capiva e balbettava qualche parola insegnatale da lui.
Appena l'Orso peloso cominciava a bisticciare con donna Lia, Cardello portava via, fuori, la bambina per timore che quel furibondo non la colpisse picchiando la moglie. Cardello non sapeva spiegarsi per qual ragione don Carmelo, da qualche tempo in qua, attaccasse più frequentemente lite con la povera donna, e le rovesciasse addosso tante parolacce.—Lasciatelo dire, donna Lia! Non gli rispondete,—egli suggeriva alla padrona.
—S'infuria peggio!
—Ma perchè?
—Perchè è pazzo. Non lo sa neppur lui perchè!—
Cardello dalla via, con la bambina in collo, lo sentiva sbraitare:
—Un giorno o l'altro!… Un giorno o l'altro!….—
Udiva i pianti e gli strilli della disgraziata, e non sapeva che cosa fare. Se passava qualcuno, lo pregava:
—Per carità, accorrete! Levategliela dalle mani!—