Così Cardello diventava sorvegliante di una squadra di operai, e dopo un mese, era la mano diritta dell'impresario che gli aveva dato alloggio in casa sua, e lo mandava qua e là e si faceva preparare il desinare perchè il Piemontese (lo chiamavano così) mangiava una volta al giorno, ma quella volta diluviava e beveva per quattro, da sbalordire Cardello che non sapeva persuadersi dove quegli mettesse tanta roba, secco e allampanato com'era.

Di enorme, colui aveva soltanto gli orecchi, che sembravano due sotto coppe appiccicate dietro le tempie, e si movevano stranamente mentre masticava; Cardello guardandolo, si tratteneva a stento dal ridere.

Or accadde che nello scavare la conduttura, gli operai incontrassero sotto i picconi e le zappe una gran lastra di pietra. Sollevàtala, fu scoperta una tomba con le ossa di uno scheletro mezze abbruciacchiate, due bei vasetti verniciati neri con figure in rosso, e tre vasetti e una lucerna rozzi, di terra cotta senza vernice.

—Fermi!—gridò Cardello:—Nessuno tocchi niente. E tu—soggiunse rivolto a un operaio:—va' a chiamare il padrone. Intanto scaviamo più in là.—

Quando l'impresario arrivava, era già in vista, a fior di terra, un'altra tomba.

Cardello tentava di sollevare da solo la lastra, con grande precauzione, perchè gli oggetti che forse vi si trovavano dentro, come nell'altra, non venissero danneggiati.

Visti i primi vasetti, l'impresario, con gli occhi sfavillanti di gioia, gridò agli operai che si erano affollati attorno a Cardello:

—Via tutti, al lavoro! Laggiù!—

Palpava i vasetti, li ripuliva col fazzoletto dal terriccio che vi si era appiccicato attorno, e diceva a Cardello:

—Su, pòrtali a casa, involtati in questo giornale, e torna sùbito. No, aspetta. Solleviamo questa lastra. Farai unico viaggio. La lastra resisteva, come avea resistito ai soli sforzi di Cardello.