—Cardello, stette zitto. E la mattina dopo, mentre il padrone si preparava in fretta e in furia per andare al Municipio ad assalire nuovamente qull'asino di Sindaco e indurlo ad accordargli l'acconto, e a firmare il mandato, Cardello, tutto confuso, si presentava al padrone, balbettando;
—Ecco le cento lire… se le accetta.
—Chi te le ha date?
—Sono mie… Risparmi che tenevo alla posta.
—Sei un buon figliuolo! Ti ringrazio…. No no! Va' a rimetterle dov'erano.
—Perchè mi dà questa mortificazione?—aveva risposto Cardello con voce piena di lacrime
—Le accetto, per pochi giorni—riprese il Piemontese commosso.—Sei un bravo figliuolo!… Il Sindaco dovrà darmi l'acconto, ora che arriva la prima spedizione dei tubi di ghisa; ho ricevuto l'avviso ieri sera.—
Appunto per quei tubi erano sorte difficoltà con la dogana.
Il Piemontese avea dovuto assentarsi, e siccome nella settimana si attendeva la visita di un ingegnere della Provincia per osservare lo stato dello scavo, e i lavori erano stati sospesi fino al ritorno dell'appaltatore e all'arrivo dell'ingegnere, Cardello rimasto solo in casa, con tutta quella creta, con la rota, col forno e coi medicamenti a sua disposizione riprese sùbito a foggiare vasetti, come meglio sapeva, e tazze, disfacendo e rifacendo quelli che gli sembravano mal riusciti, e mettendoli al sole perchè si seccassero presto. Voleva far vedere al Piemontese che egli, Cardello, non era uno stupido e che se, un giorno o l'altro, veniva messo a capo della fabbrica di stoviglie stagnate, quel posto se lo sarebbe meritato.
E mentre i vasetti e le tazze si seccavano al sole—neppure a farlo a posta, in quei giorni il sole si affacciava a intervalli dalle nuvole che ingombravano il cielo, nè tirava un soffio di vento che sarebbe servito ad asciugare la creta quasi quanto un'occhiata di sole!—Cardello preparava la legna per riscaldare il forno, e si aggirava per le stanze stringendo i pugni, alzando biecamente gli occhi al soffitto appena rifletteva che non avrebbe saputo come regolarsi per le dosi dei medicamenti. E poi le boccette erano parecchie; e nel momento che il Piemontese aveva fatto la mescolanza egli avea dovuto andare di là, non ricordava più per che cosa, forse allontanato a posta da quello per timore che lui potesse impadronirsi del segreto…. Il libro era là, su la scrivania, ma egli non ci capiva niente, per quanto leggesse e rileggesse…. Basta! Si sarebbe affidato alla sorte!