—Lascia andare! Mangi il suo pane, devi dire quel che vuol lui.
—Io sono bestia,—esclamò Cardello vedendo allontanare il vecchio:—ma a questo mondo c'è gente più bestia di me!—
Ogni metro di conduttura messo a posto era per Cardello un avvicinarsi alla realizzazione della fabbrica. Tra due mesi sette rubinetti della fonte, ora muti, avrebbero schizzato fuori ridenti getti di acqua, rumorosi, limpidi, da dissetare uomini e bestie, da alimentare il lavatoio là dietro, e anche per annaffiare gli ortaggi che potevano piantarsi nei terreni circostanti.
E, a pochi passi dalla fonte, sarebbe sorta la fabbrica delle stoviglie, a dispetto degli stovigliai che la discreditavano anticipatamente e avrebbero dovuto poi mordersi le mani per non aver voluto entrare a far parte della Società.
Una mattina, andando a sorvegliare i lavori, Cardello non aveva resistito al desiderio di dar un'occhiata al fondo. Le rovine del vecchio convento erano ridotte a pochi muri, e a mezz'arco crollante. Qua e là, pochi alberi di ulivi che crescevano stentati sul terreno infecondo. Il fittaiolo, vedendolo guardare attorno, gli si era avvicinato domandandogli che cosa cercasse.
—Niente. Questo fondo si vende?
—Ho l'affitto per nove anni.
—Non lo lascerete prima?
—Perchè dovrei lasciarlo? Pago una bazzecola.
—Ah!—fece Cardello, un po' deluso.